Rugby and more: infine, lo gnocco del 6N 2019!

La pregiatissima giuria che ha già votato i più bei figlioli della prima giornata del 6 Nazioni 2019 (qui) e diramato le convocazioni nientemeno che per gli gnocchi di ogni tempo (qui) ha, infine, assolto anche al compito per cui era del tutto spontaneamente nata, sette settimane fa, la chat di whatsapp che, dopo 4.300 messaggi, ha ora decretato i giocatori più affascinanti del torneo appena concluso ed eletto il loro re.

Siccome ci teniamo sempre anche all’aspetto didattico e di diffusione del rugby, le convocazioni stavolta sono state suddivise in “avanti” e “trequarti”, di modo che, anche chi non mastica molta palla ovale, possa prendere confidenza con questa distinzione tra i primi otto uomini e gli altri sette, ricordando anche che a rugby si gioca in quindici. Nelle convocazioni “All time and all stars” avevamo esplicitato tutti i ruoli con i relativi numeri di maglia e siamo molto orgogliose delle nostre dispense anche didattiche e non solo estetiche ed ormonali!

Quindi, chi è il re?

… Rullo di tamburi…

“The Gnocco of the 6 Nations 2019” is… …

YOHANN HUGET (FRA)!!! Dunque, un “roi”: il suo fascino franco-brasiliano ha sbaragliato i pur quotatissimi e dotatissimi avversari!

 

E gli altri contendenti al titolo, quelli che hanno ricevuto più nomination durante le cinque giornate del torneo? Eccoli, con anche alcuni “extra”! Traduzione: leggete fino alla fine.

AVANTI (la mischia):

  • ALLAN “lo abbiamo puntato dalla prima partita” DELL (SCO) DELL
  • JONNY “che famigliola” GREY (SCO) Jonny Grey
  • ALUN WYN “The Captain” JONES (WAL) Alun wyn jones
  • GEORGE “l’orecchio glielo perdoniamo” KRUIS (ENG) George_Kruis_3419833b-e1461163636355
  • COURTNEY LAWS (ENG) lawes
  • STUART MCINALLY (SCO) Mcinally
  • JOSH “come stanno bene i bicipiti con le treccine” NAVIDI (WAL) NAVIDI
  • LOUIS “bello da decenni” PICAMOLES (FRA) PICAMOLES
  • SEBASTIEN VAHAAMAHINA (FRA) sebastien-vahaamahina

TREQUARTI (gli altri):

  • DAN “caramello salato” BIGGAR (WAL)BIGGAR
  • TOMMASO CASTELLO (ITA) CASTELLO
  • ELLIOT DALY (ENG) DALY
  • CHRIS “un uomo e il suo ciuffo” HARRIS (SCO) HARRIS
  • ROBBIE HENSHAW (IRE) HENSHAW
  • ROB “che dire?” KEARNEY (IRE) Kearney
  • MAXIME “da anni una certezza” MEDARD (FRA) MEDARD
  • CONOR MURRAY (IRE) MURRAY
  • HENRY SLADE (ENG) SLADE

 

Ma non abbiamo ancora finito: abbiamo anche un convocato “honoris causa”, una terna arbitrale e due commentatori tv!

Convocato “ad honorem” (era nella rosa gallese per il torneo ma non è riuscito a rientrare dal suo infortunio): LEIGHT “mezzamonetina” HALFPENNY (WAL) Halfpenny

Terna arbitrale:

  • BEN O’KEEFFE (NZL) Ben-O_Keeffe-800.jpg
  • LUKE PEARCE (WAL)                          PEARCE REF.jpg
  • NIGEL “lo amiamo tutte spudoratamente” OWENS (WAL) Nigel

TV (abbiamo pensato a tutto!):

  • DANIELE PIERVINCENZI (ITA – DMAX) PIERVI
  • SIR JONNY “riusciamo a metterlo anche qui” WILKINSON (ENG – ITV) jonny

 

Tutto questo non sarebbe mai stato possibile senza, come principale punto di partenza, parte del vecchio gruppo delle Camioniste di rugby.it, un’esperienza ovale, umana e sociale realmente pazzesca che, quindici anni dopo la sua nascita, fa ancora sì che si mantengano amicizie e legami, in barba a tempo, vicende e distanze. Grazie dunque alle Camioniste e alle altre amiche che hanno fatto parte della chat, diventate senza dubbio Camioniste ad honorem!

La giuria: Emy (ovvero io), Paola x 2 (nel senso che sono due Paole), Franca, Roberta, Cinzia, Chiara x 2 (come sopra), Ony, Giorgia ed Elena, con la partecipazione della piccola Matilde.

“Il rugby è un gioco primario: portare una palla nel cuore del territorio nemico. Ma è fondato su un principio assurdo, e meravigliosamente perverso: la palla la puoi passare solo all’indietro. Ne viene fuori un movimento paradossale, un continuo fare e disfare, con quella palla che vola continuamente all’indietro ma come una mosca chiusa in un treno in corsa: a furia di volare all’indietro arriva comunque alla stazione finale: un assurdo spettacolare.” (Alessandro Baricco)

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Italia-Francia: non vincere…

Qualche giorno fa mi chiedevo (qui) se battere la peggior Francia del millennio e conquistare all’ultima giornata del 6 Nazioni 2019 una vittoria nel torneo, dopo ventuno sconfitte di seguito, sarebbe stato un bene per l’Italrugby. Il problema mi è stato tolto dagli Azzurri stessi, capaci di perdere una partita che andava solo vinta, contro un avversario imbarazzante che ben difficilmente ci ricapiterà mai tanto disastrato, in 80 minuti inguardabili, commettendo errori imperdonabili ed anche incredibili.

Italia-Francia, grigia come il cielo di Roma, è finita 14-25. L’Italia, con più possesso e più occasioni, ha perso senza prendere neanche un bonus e chiudendo quindi a zero il suo 6 Nazioni: cucchiaio di legno e whitewash, un’altra volta.

Quindi, come si possono ascoltare gli ormai sempre più vuoti “stiamo crescendo”? Che uno magari per un po’ ci crede anche, porta pazienza (virtù che certo non manca, insieme ad un evidente masochismo, agli appassionati italici di palla ovale), ma poi arriva anche il momento in cui il disco va cambiato, perché ormai il commento più gentile agli “stiamo crescendo” è “e meno male…”, mentre gli altri sono irriferibili.

Si è perso dunque e, mentre a Roma si scuote la testa dicendo “non capisco come abbiamo perso”, a Parigi ci si chiede come diavolo sia stato possibile vincere non facendo quasi niente: “da che punto guardi il mondo tutto dipende” (cit.).

E ora? Il programma dice che, da metà settembre a inizio novembre, in Giappone c’è la RWC 2019, dove gli Azzurri, mai andati oltre il primo turno, sono attesi da un girone dantesco più che eliminatorio: Italia, Canada e Namibia con… Nuova Zelanda e Sudafrica. Quante ne passano? Ovviamente, due. Iniziare ad augurare fin da ora cospicui malesseri “influenzali” agli Springboks forse dovrebbe essere parte integrante della preparazione azzurra all’impegno, giusto per poterci almeno provare.

Dopo lo scempio di Italia-Francia, l’ultima giornata del 6 Nazioni ha rifatto gli occhi e il cuore a tutti con Galles-Irlanda e Inghilterra-Scozia: i Dragoni, guidati dal sempre più immenso Capitano Alun Wyn Jones, che ha iniziato la partita mettendo la sua felpa ad un intirizzito bambino durante gli inni nazionali, hanno triturato l’Irlanda (25-7) e portato a casa trofeo e grande slam (5 vittorie su 5), gli scozzesi (quelli del mai abbastanza ricordato e citato “sì ma la Scozia cosa porta?”), fino a pochi anni fa “la Scozia la battiamo”, sono usciti da Twickenham con un mostruoso 38-38 (da 31-0 per gli inglesi) e la Calcutta Cup sottobraccio.

Noi dove siamo stati, mentre la Scozia che battevamo è diventata quel che è ora? E dove siamo ora? In un posto che non è Glasgow, diciamo (altra cit.)!

Purtroppo, si è confermata in pieno la sensazione che già aleggiava quando il torneo stava per iniziare (qui): un 5+1 Nazioni, con un’Italia che, come se non bastasse già tutto il resto, sembra diventata incapace di vincere anche quando potrebbe farlo.

Facciamo che magari sia ora di iniziare a cambiare sul serio qualcosa, dalla base fino alla punta?

Chiudo con una mia opinione, che so mi attirerà gli strali di chi “il Capitano non si tocca”: se fossi in Parisse, il titolo di Man of the Match di ieri mi avrebbe offeso. Per i giusti riconoscimenti alla carriera ci sarà tempo, ma un MoM al termine di una delle sue non certo migliori partite e con la sua squadra sconfitta non lo trovo per niente “un bel regalo”.

Un pensiero allo sfortunatissimo Leo Ghiraldini, la cui ultima partita in carriera al 6N è finita troppo presto e troppo male e, quasi sicuramente, gli toglie anche l’ultimo Mondiale.

Ed un pensiero, naturalmente, ad un altro degli uomini in campo ieri e che a Roma ha anche lui salutato il 6 Nazioni: il mio adorato Nigel Owens, la cui classe 1971, purtroppo, è implacabile anche per il più bravo, carismatico e amato arbitro di rugby del millennio. Non consiglierò mai abbastanza a chiunque di leggere “Half Time”, la sua straordinaria autobiografia!

“Un albero il cui tronco si può a malapena abbracciare nasce da un minuscolo germoglio.
Una torre alta nove piani incomincia con un mucchietto di terra.
Un lungo viaggio di mille miglia si comincia col muovere un piede”. (Lao Tse)

Italia-Francia: vincere… o non vincere…?

Domanda retorica, certo, quella del titolo: la risposta, naturalmente, è “vincere!”. Anche perché una Francia tanto malmessa, e con il plus di affrontarla a Roma, non ricapiterà probabilmente a breve. Si potrà gioire di una vittoria, la prima dopo ventuno sconfitte di seguito nel 6 Nazioni, contro dei “cugini” mai così smarriti e in difficoltà di gioco e risultati? Eccome! Perché chi scende in campo e ci mette sempre la faccia e prende botte la meriterebbe, così come i tifosi, sminuzzati e umiliati da sconfitte, fegato gonfio ed infelici commenti del resto del mondo e di chi li circonda (“ah… ma tanto l’Italia del rugby perde sempre!”).

Idealmente, una vittoria segna un gradino, un passo, un avanzamento lungo un cammino, che sia in salita o in piano. Quello dell’Italrugby e di chi la segue e la sorregge, cioè i tifosi ma anche tutta la famosa “base”, è una salita tipo una discesa libera fatta al contrario, come al rovescio sembra essere pensato questo cammino, con il continuo tentativo di costruire una piramide partendo dalla punta. Sta su e cresce? Ovviamente, no.

E così, da “n” anni a questa parte, assistiamo di tanto in tanto a qualche vittoria Azzurra, con gioia sacrosanta, come scritto qualche riga fa, per chi va in campo e per chi si fa il sangue amaro da tifoso, ma mai con la percezione del gradino, del passo, del cammino di cui sopra.

Questo, oltre a rendere la vittoria una sorta di inutile “casualità”, riesce a diventare persino un danno, ed è una sensazione tristissima: passata la gioia da giro di campo, si dissolve come una nuvola di fumo. Ancora peggio, la vittoria “una tantum” diventa un paravento, che nasconda tutte le sconfitte passate ed anche alcune future (dopotutto, fa ripartire da zero il conteggio).

Qui esce fuori il Grinch che è in me: il rugby italiano non sta bene e, quando capita una vittoria “spot” che diventa “visto? Va tutto bene!”, finisco quasi per maledire la vittoria, e non va bene, perché una vittoria deve essere sempre e solo una cosa bella.

Cosa è rimasto della vittoria (novembre 2016) contro il peggior Sudafrica del decennio e oltre, seguita nel giro di una settimana da una sconfitta nell’unica partita del trittico che “avrebbe dovuto” essere una vittoria e che avrebbe sì dato l’idea di un passo in avanti? Cosa è rimasto dell’ultima vittoria dell’Italia al 6 Nazioni (in Scozia, 28 febbraio 2015), seguita, ad oggi, da ventuno sconfitte di seguito nel torneo?

Dati dal web: ad una giornata dalla fine del torneo 2019, siamo a 99 partite, con 86 sconfitte, 12 vittorie e un pareggio. La percentuale di vittorie è 12,01%. I numeri hanno il crudele dono di essere spietati e diventano dei veri coltelli affilati se si pensa che quasi un quarto di queste sconfitte sono la striscia negativa attuale, cioè quando sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di diverso: fa male tantissimo.

Festeggiamo una vittoria, se arriverà, prendiamo anche un po’ in giro i francesi, che se lo chiamano con la calamita, godiamoci il giro di campo e la festa, perché ce lo meritiamo, fosse anche solo per i litri di bile che accumuliamo nel nostro rugby di ogni giorno sui campi più o meno di provincia e che, sommata a quella per la Nazionale, riempie ormai delle cisterne intere ma, per favore, niente gatti venduti per leoni: un bel gatto che cresce e con il quale cresciamo tutti insieme lo capiamo e lo aspettiamo e per la bile ci compriamo anche dei serbatoi, ma un finto leone con la criniera posticcia ormai lo sappiamo riconoscere e tentare di vendercelo per vero ci fa anche incazzare parecchio!

Chi vincerà, tra Azzurro incerto e Bleu sbiadito? A Pantone e campo l’ardua sentenza.

6 Nazioni, giornata 3: mix-and-match

6 Nazioni 2019, giornata 3, Italia-Irlanda all’Olimpico di Roma (16-26).

Mix-and-match dal desk dell’area media e dalla tribuna stampa dello stadio:

  1. Sono sbarcati i giapponesi!!!! Si palesa al desk un ragazzo (italiano) visibilmente poco esperto del luogo e delle modalità stampa della giornata: ci chiede informazioni sui tempi e gli orari e gli interessa la mixed zone, dove si fanno le interviste al volo ai giocatori quando escono dagli spogliatoi dopo essersi cambiati a fine partita. Gli diamo tutte le info, lui si gira e inizia, in un giapponese che ci ha lasciate tutte di stucco per musicalità, a tradurre le informazioni per un ragazzino che sembrava uscito da un cartone animato giappo e ad un uomo, sempre giapponese, brizzolato ma con i capelli tinti di viola, che somigliava pari pari ad un personaggio dei film di Miyazaki: ascoltavo incantata l’interprete e non riuscivo a smettere di guardare questo strepitoso tizio! Erano di una tv nipponica, ovviamente: RWC 2019 is in the air!
  2. Poco dopo il fischio finale vado al bagno delle signore (cit.) dell’area media e lo trovo letteralmente invaso di signore e signorine Irish che si tirano a lucido, contendendosi gli specchi ed evitando di calpestare le trousse di variegate attrezzature da trucco e parrucco, raggiungendo il livello di stucco e cazzuola! Cena di gala was in the air (and so much lacca was in the air too!)!
  3. Dopo essere andata in un altro bagno delle signore, ho ritrovato al desk il giapponesino che, forse non convinto delle spiegazioni precedenti, era tornato a chiedere conferma, coraggiosamente in inglese e senza l’interprete, dove fosse la mixed zone e a che ora aprisse: l’ho accompagnato, gli ho fatto vedere la porta e spiegato quando avrebbe aperto. Mi ha detto di aver capito e ringraziato per un minuto di seguito: chissà se poi ‘ste interviste flash per i tifosi del sol levante sono davvero riusciti a farle!
  4. Mi sono trovata davanti l’arbitro Tomò diventato biondo, e gli dona anche!
  5. Alla faccia delle Irish che hanno invaso il bagno per il restauro pesante, la mia collega volontaria Viola registra dei tutorial di trucco rapido e senza specchio: la classe delle donne intraprendenti!
  6. Quando, mentre stavo dando informazioni in inglese ad un giornalista, ho visto avvicinarsi il mitico Ian, Aussie da decenni in Italia che, tra le altre cose, insegna inglese, mi sono istantaneamente sentita come se fossi tornata a scuola: “Ian, meno male che non mi hai sentito parlare inglese, se no mi davi subito della capra!” – “Ah, parlavi inglese? Non mi sembrava!” (simpatico!!!) – “Comunque, in inglese non si usa goat, ma donkey!”. Grazie Ian!
  7. I giornalisti hanno applaudito O’Shea e Ghiraldini quando sono entrati in sala stampa per la conferenza di rito del dopo partita. Bello, spontaneo e sanguigno, ma anche amaramente sintomatico di quanto agli appassionati e ai tifosi italici manchino ormai non solo le vittorie ma anche delle belle quasi-vittorie. Un punto di ripartenza? Difficile, viste le partite mancanti e il palese divario complessivo rispetto alle altre cinque squadre ma, dopo troppe sconfitte assai fosche, ad oggi qualche altra “sconfitta onorevole”, che nessuno pensava mai di poter rimpiangere, farebbe già un gran bene.
  8. Lo stadio vuoto al mattino mi mette sempre i brividi, così come Ireland’s Call.
  9. Giustamente, si è parlato tanto della semplicemente strepitosa Nazionale femminile, vittoriosa di misura sulle Irish e in piena corsa per poter vincere il 6 Nazioni: women do it better! Hashtag donneintraprendenti e donnevincenti.

It’s a (rugby) girl!

Un milione di anni fa, cioè attorno al 2004, iniziavo a frequentare il campo di Cogoleto (GE) e lì vedevo sempre due bellissime gemelline piene di riccioli, Micol e Giulia, in tribuna con papà. Questa cosa mi è tornata in mente perchè, nel frattempo, le due piccoline sono cresciute, sul campo ci sono scese e, una delle due, ha già raccolto dei caps in Nazionale ed è nel “gruppone” per il 6 Nazioni 2019.

Micol Cavina, classe 1999, è una di quelle due gemelline e, nel corso degli anni, per poter continuare a giocare a rugby a 15, si è dovuta trasferire in Veneto, mentre sua sorella Giulia ora è a Milano. Le “Cavina ovali” non sono finite, in realtà: una sorella maggiore, Valentina, gioca a Genova, mentre Gaia, più piccola, gioca ancora a Cogoleto, in U16.

Molta gente non sa neppure che il rugby esista anche in versione femminile, invece si gioca eccome, ma è una salita continua per una bambina/ragazzina/ragazza riuscire a praticarlo in Italia, ed è probabilmente questo che rende le nostre rugby girls tanto agguerrite e la nostra Nazionale tanto forte (7° posto nel ranking mondiale).

Mi sono fatta raccontare da Micol Cavina la sua storia sportiva, che è esemplare per quanto riguarda il rugby femminile italiano lontano dal Veneto e da grandi e tradizionali piazze.

Dopo neanche un anno di ginnastica artistica, le due gemelline si erano accorte che non faceva per loro e che volevano starsene sul campo da rugby con papà, che allenava i piccoli U7 del Cogoleto, e così le due bambine piene di riccioli si sono messe a giocare a minirugby insieme ai maschi. Fino all’U12 maschietti e femminucce possono giocare insieme e questa è la fase in cui, facendo promozione nelle scuole e con il passaparola, un po’ di bambine possono iniziare e riuscire a giocare a rugby. Poi, purtroppo, iniziano i problemi: dall’U14 ci si divide in maschile e femminile e se, come quasi sempre capita, i numeri delle bambine sono troppo bassi, tantissime sono costrette a smettere, oppure a cercare, trovare e riuscire a frequentare società più lontane. A Cogoleto, nel momento in cui le due testarde Cavina hanno concluso il minirugby, con grandi sforzi si era riusciti a mettere su un’U14, unica della Liguria.

Come? Così: «Oltre a giocare a rugby, io e mia sorella facevamo propaganda per convincere le ragazze a venire a provare… anche proponendo scambi, tipo “dai, se vieni a provare il rugby io vengo a provare basket – oppure – se sei mia amica vieni, o non lo sei davvero!”». Noi donne, anche da piccole, ne sappiamo sempre una più del diavolo!

Grazie ad un grande lavoro nelle scuole e i campionati studenteschi, le ragazze aumentano di numero e le gemelle e le loro compagne riescono a portare avanti tre anni di U16 a sette, vincendo addirittura il campionato italiano di categoria. Da lì, qualcuno si accorge di Micol e di Giulia, che vengono chiamate prima nella Selezione U18 di 7s, dove Micol è anche nominata capitano, e poi in Nazionale, con la quale volano a Hong Kong.

Nel frattempo, la passione delle ragazze e il grande lavoro loro e della società fa sì che, nella piccola Cogoleto (circa 9.100 abitanti, molti di più in estate, un bel lungomare e un gelido campo da rugby incastrato tra un monte e i piloni dell’autostrada, perfetto esempio delle differenze climatiche liguri tra costa ed immediato entroterra), si riesca a creare una squadra femminile di rugby a 15, per fare la serie A. Io i risultati di quella squadra li ricordo: giocavano contro delle corazzate come Mira, Monza, Frascati, prendevano vagonate di punti, ma resistevano ed esistevano.

Come nella sua squadra, Micol fa il salto nel 15 anche in Nazionale, per un test match contro la Francia, nell’anno della maturità: «Penso sia stata una delle mie soddisfazioni più grandi essere lì in campo con le ragazze più forti d’Italia a rappresentare il mio Paese! E’ stato un pianto di gioia continuo, dalla convocazione, al primo allenamento, ai discorsi della capitana Sara Barattin, all’inno e al mio ingresso in campo». Poi sono arrivati altri due caps e la chiamata nel gruppo per il 6 Nazioni in corso.

Ora la sua preoccupazione è per la sorella più piccola, “la più forte di noi quattro”, e le sue compagne di U16, che non hanno una prima squadra in cui passare.

La Nazionale femminile è allenata, dal 2009, da Andrea Di Giandomenico, aquilano classe 1975, che io ricordo, tra il 2005 e il 2006, a Reggio Emilia da giocatore, in serie B: veniva da tante stagioni di alto livello a L’Aquila, aveva un po’ di pancetta, si muoveva poco, ma con il suo piede faceva vedere i sorci verdi a tutti!

È fondamentale ricordare che il rugby femminile italiano non è rappresentato a livello mondiale solo dalle giocatrici, ma anche dagli arbitri: le nostre direttrici di gara internazionali sono Clara Munarini (classe 1989), Maria Beatrice Benvenuti (1993) e Maria Giovanna Pacifico (1990). Tutte e tre arbitrano anche nei campionati maschili a livello nazionale.

In questo periodo dell’anno è possibile seguire tutte le nostre rugby girls, giocatrici e arbitri, nel 6 nazioni femminile: dopo aver vinto in Scozia (28-7) e pareggiato con il Galles (3-3 a Lecce), le Azzurre affronteranno Irlanda (il 23/2 a Parma), Inghilterra (il 9/3 a Exeter) e Francia (il 17/3 a Padova). Il calendario del torno femminile, così come anche quello dell’U20, segue quello del 6 Nations maschile.

«Appena la femminile prende un po’ più di spazio, inizia subito ad infastidire i ragazzi, che hanno tutto ma sono degli eterni gelosoni – conclude Micol – Una volta, tra U14 e U16, con mio padre, orgogliosissimo della squadra che aveva tirato su, abbiamo sfidato a beach rugby i maschi: “Chi perde, paga la pizza!”. Abbiamo vinto noi e in pizzeria si sono presentati solo due degli sconfitti!».