Da Firenze a Genova: una settimana di magnifico delirio ovale!

Non è facile raccontare la massa di persone, momenti ed emozioni della mia settimana tra sabato 12 e sabato 19 novembre, tra il test match di Firenze e quello di Genova, ma ci provo!

FIRENZE

Una piccola reunion di Camioniste (chi sa, sa!) di rugby.it in occasione di Italia-Australia: un tot di ore di viaggio, poche ore di sonno, una quantità indefinita e indefinibile di calorie ma anche di km a piedi (si compensano!), amicizia, gioia, incontri, una leggerezza assoluta, felicità!

E abbiamo anche vinto! All’ultima meta Aussie stavamo già smadonnando per la sconfitta beffa, e invece… Boooooooom, niente bandierine alzate, un attimo di fiato sospeso sia in campo che fuori, gli Azzurri che iniziano ad esultare e il Franchi che esplode!

Appena salite in tribuna, nell’ordine: 1. Io mi metto a chiamare a gran voce “Morenoooooooo!!!” (Molla di Sky), che era in campo, per salutarlo (e ancora mi prende in giro per la mia magnifica ghirlanda tricolore: non capisco perché!). 2. Vediamo Ongaro e partiamo: “selfie con Ongaro!!!”. 3. In campo per interviste varie ci sono Zanni, Favaro e Ghiraldini e i commenti su Zanni sono irriferibili. 4. Zanni sale in tribuna e ci passa a meno di un metro: “selfie con Zanni!!!!!”. 5. Usciamo dallo stadio per andare verso il villaggio del terzo tempo e… “C’è Pierviiiiiiiii!!!”: saluti, baci, abbracci, complimenti, love, love, love!

Poi si va in centro e, in un bar rigorosamente non da turisti scelto dall’indigena Silvia… “Lara!!!” … “Lara???”… “Lara!!!”, da rugby.it e da Modena with love and surprise!

Non vedevo una partita dell’Italia da semplice spettatrice praticamente da dieci anni e non potevo sceglierne una migliore e neanche compagnia migliore!

SILURI RUGBY CLUB

Dopo Firenze inizia la tirata finale di organizzazione della partita tra Siluri e Cambridge di venerdì 18: il più è fatto, ma i messaggi nelle varie chat sono sempre un fiume in piena, ci sono le ultime cose da definire, imprevisti vari e inevitabili e bisogna pompare ancora di più con la comunicazione per far venire tanta gente. E scrivi e chiama e manda e posta.

GENOVA

Intanto si avvicina anche Italia-Sudafrica e se avessi avuto un euro per tutti quelli che mi hanno chiesto dei biglietti (che non avevo) ora sarei ricca! Nel mentre cercavo di acchiappare un invito per la serata di giovedì 17 dedicata a “Non Puoi Fidarti di Gente Così” e a molto altro: mission accomplished! E meno male, perché è stata una serata semplicemente magnifica: molta Genova, molto rugby, atmosfera perfetta, location stupenda, contenuti, musica, amici, facce note, focaccia e pesto, Calandri, Pastonesi e quel pozzo infinito di storie e storia che è Giorgio Cimbrico. What else?

VENERDÌ 18

Sono in ferie. Mentre al Carlini Bollesan qualcuno già inizia ad allestire, io vado a salutare a Marassi e a vedere Captain’s run e conferenza stampa dell’Italia e Genova apparecchia un cielo azzurro limpidissimo e una temperatura primaverile: benvenuti Azzurri!

Sono belli ‘sti ragazzi: sono giovani, sorridono, sono una squadra, hanno fiducia in se stessi, sono una gioia per gli occhi.

Alla conferenza stampa mi presento a Cristiana Mondo, una donna dal sorriso stupendo e vedova di Lele Remaggi, un giornalista innamorato del rugby, una persona splendida a cui perdono anche l’essere stato un cussino, che ci ha lasciato decisamente troppo presto e che si sarebbe goduto alla grande questo week end genovese dedicato a Marco Bollesan, insieme al quale lui ha scritto la sua autobiografia (leggetela, che ne vale la pena).

Mi trovo nel corridoio degli spogliatoi mentre arriva il Sudafrica e 1. L’obiettiva e massiccia quantità di gnocca nello staff del Sudafrica mi ricorda che ho sbagliato a non studiare fisioterapia o medicina dello sport. 2. Su Etzebeth a un metro di distanza che dice “buongiorno!” preferisco non pronunciarmi e 3. Sono realmente ed assolutamente enormi, tranne il piccolo Faf con il suo look da porno attore tedesco anni ’80 ed il sorriso da bimbo discolo.

Nel mentre, altri messaggi e altri post, attraverso Genova per andare a casa a cambiarmi, riattraverso Genova e vado al Carlini Bollesan, dove c’è già un folto pubblico che tifa a squarciagola per i bambini che si stanno sfidando in un mini torneo tutto genovese (vinceranno gli Orsi delle Province dell’Ovest, primo club di Pierre Bruno).

Scendo sul campo e, come sempre, mi sento come un pesce nell’acqua: il rugby è casa (persino al Carlini!). Emozione, emozioni, musica, Tommy Castello con gli occhi che brillano, si gioca, gli spalti sono pieni, la gente tifa e si diverte e la partita tra Siluri e Cambridge è vera, bella, con tante mete e delle belle giocate: finisce 59-31 per i Siluri, un trionfo! Pubblico in delirio, ragazzi felicissimi e noi tutti orgogliosi, sia della bellissima figura dei ragazzi liguri scesi in campo (due mete cussine, una recchelina, una savonese e il Player of the Match made in Pro Recco) che per la riuscita dell’evento: ce l’abbiamo fatta! Ed è stata raccolta una bella cifra in favore dell’associazione Iron Giò, a cui va tutto il ricavato della serata: missione compiuta!

ITALIA-SUDAFRICA

Genova non regala il sole e il tepore dei giorni precedenti e al test match riserva un cielo grigio e, soprattutto, una tramontana che si fa sentire durante la partita. Tribuna stampa, saluti, due chiacchiere sulla partita del Carlini Bollesan del giorno prima, una grande Italia nel primo tempo, i Campioni del Mondo troppo forti nel secondo, Marassi pieno di oltre 27.000 persone festanti, tra cui praticamente l’intero rugby ligure e persino la Bionda e Heidi!

Prima della partita sono dovuta rimanere per qualche minuto fuori dal bar della tribuna d’onore e alla tv ho visto l’inquadratura di Pierre Bruno in lacrime mentre abbraccia Paolo Ricchebono, il suo primo allenatore, sul campo dello stadio della sua città: la mia immagine di Italia-Sudafrica rimarrà per sempre questa. Invece quella di Pierre rimarrà sicuramente la proposta di matrimonio alla sua fidanzata in mondovisione: auguri!

Adoro andare allo stadio a piedi, incrociare i tifosi, vedere la gente entusiasta e colorata che osserva curiosa una città che non è la sua o, nel mio caso, un quartiere che conosco pochissimo, visto che vivo in una zona piuttosto distante e che non frequento il Ferraris per il calcio. Doppiamente bello vedere i sudafricani, a “n” km da casa, alle prese con le intramontabili cartine degli uffici del turismo, che anche se tutti si usa Maps, si usano sempre anche quelle, che danno sicurezza.

DOMENICA

Dopo dieci ore abbondanti di sonno sono quasi tornata alla vita ma decido di non truccarmi, che è domenica e solo relax, quindi giustamente vicino a Principe trovo Wayne Barnes, mega arbitro mondiale che sabato ha fatto l’assistente e che stava andando a prendere un orrendo regionale per andare verso Monaco, con tanto di smoking nel porta abiti, per partecipare alla serata degli Awards che avrebbe incoronato Capuozzzzz come rivelazione dell’anno. Probabilmente nella foto, oltre a non avere trucco, ho ancora i segni del cuscino sulla faccia.

Grazie al rugby, grazie alle mie amate Camioniste, grazie a Silvia per la stupenda ospitalità a Firenze, grazie ai Siluri, soprattutto a Carlo, Marco e Gigio, per avermi voluta nel team e avermi regalato così un’esperienza faticosa ma bellissima (e un bel bouquet!), grazie a Gianluca Galzerano di FIR che ha organizzato la magnifica serata del giovedì, grazie ad Andrea Cimbrico, a Moreno Molla e a tutti quelli a cui ho rotto le palle per avere un invito alla suddetta serata, grazie ai giornalisti che sono venuti alla partita dei Siluri, grazie a Delinquenti/NPR per l’accredito stampa, grazie ad Alessandro Fusco per la disponibilità e la simpatia nel partecipare alle mie mini-interviste (guarisci presto!), grazie a Genova per essere stata una location semplicemente perfetta per tutto: è stata una settimana delirante ma bellissima!

Detto tutto questo, spendete 16 minuti e mezzo della vostra vita per guardare questo documentario sui giorni genovesi di Siluri e Cambridge e sulla partita, realizzato da Marcello Pastonesi (nipote) con la sua agenzia NICAMA: ne vale la pena! https://vimeo.com/772747545

P.S. Solo per miracolo non sto ancora vagando nel labirinto dei corridoi di Marassi cercando l’uscita.

P.P.S. Mi pare evidente che Zena è pronta per il 6 Nazioni: Marassi the new Flaminio!

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Tommy Castello: Genova, il rugby, il futuro

Tommaso Castello, 31 anni, genovese DOC, un rugbysta, un atleta, un ragazzo per il quale tutti hanno solo parole di elogio che si accompagnano a quelle di rimpianto per una carriera finita con grande sfortuna troppo presto.

Un percorso sportivo iniziato nel CUS Genova, continuato a Calvisano, consolidato alle Zebre e consacrato in Nazionale, fino a quel maledetto 9 marzo 2019 quando, nella partita di 6 Nazioni Italia-Inghilterra, si disintegra caviglia, perone e annessi legamenti, insomma, peggio di così non poteva andare. Nonostante le cure e la volontà, un rientro al rugby giocato non è possibile e così, nel 2021, arriva l’addio ufficiale ai campi.

Ci tenevo ad intervistarlo perchè ho una grande stima di lui e perchè, con l’avvicinarsi del ritorno della Nazionale allo stadio Ferraris di Genova, mi è sembrato quasi d’obbligo. Ne è venuta fuori una chiacchierata con Genova sempre presente, un tuffo nella nuova vita di un un rugbysta, un atleta, un ragazzo.

Tommy, ci sarai a Genova per Italia-Sudafrica?

Non so se riuscirò ad esserci perchè il corso che sto seguendo a Cambridge è molto impegnativo e mi occupa fino al venerdì nel tardo pomeriggio, poi di solito nel week end studio e ora questa è la mia priorità, ma se riuscirò a liberarmi prenderò un aereo anche all’ultimo momento per poterci essere.

Ora vivi in Inghilterra e prima la tua carriera ti ha portato presto in giro per l’Italia: che rapporto hai con la tua città?

Genova per quanto mi riguarda è la città più bella del mondo e ho imparato ad apprezzarla ancora di più quando l’ho dovuta lasciare per inseguire il mio sogno di diventare un rugbysta professionista. E’ la città dove sono nato, dove vivono la mia famiglia e i miei amici e dove conto di tornare a vivere tra qualche tempo.

Sei stato costretto a smettere di giocare troppo presto: come sei riuscito a voltare pagina?

Non è stato facile accettare la fine prematura della mia carriera e ho imparato che la vita ti riserva delle sorprese a volte molto spiacevoli ma ti permette anche di guardare avanti, di chiudere una porta e aprire un portone, come si suol dire: sono riuscito ad essere accettato da un corso aperto a pochi che spero mi potrà portare ad avere le stesse soddisfazioni che ho avuto dal campo di gioco. Le carriere sportive hanno inevitabilmente una fine e a me piace vedere il bicchiere mezzo pieno e pensare che aver dovuto smettere così presto mi ha permesso di avere più tempo da dedicare alla costruzione della mia vita futura.

Quali sono i tuoi progetti per questo futuro?

La mia ambizione è, come ho detto prima, riuscire ad ottenere dalla mia vita le stesse soddisfazioni che mi ha dato il rugby giocato. Sto vivendo in Inghilterra e sto frequentando questo corso, poi mi piacerebbe vivere ancora per alcuni anni all’estero, acquisire competenze ed esperienze che non ho potuto avere dedicandomi alla carriera sportiva ma, al contempo, mettere a frutto i miei punti di forza evidenziati e sviluppati negli anni di rugby. Guardando ancora più in là, spero di poter tornare nella mia Genova.

Definisci te stesso con tre aggettivi.

Tenace, ambizioso e affidabile. Se devo aggiungerne un paio meno lusinghieri direi a volte troppo impaziente e incapace di dedicare attenzione a qualcosa che non mi interessa.

E definisci Genova con tre aggettivi.

Sicuramente unica, nel bene e nel male, discreta, perchè il genovese medio fa dell’understatement un tratto distintivo, infine spettacolare, perchè sia da terra che dal mare è qualcosa di veramente incredibile.

Cosa devono aspettarsi gli Azzurri da uno stadio Ferraris che sarà pienissimo?

Quando ero piccolo il mio sogno era giocare al Ferraris con la maglia del Genoa, ma certo sarei stato altrettanto felice di poterci giocare con la maglia Azzurra. Sono sicuro che ci sarà un ambiente caldissimo come sempre, che la città e i tifosi offriranno un grande sostegno alla squadra e che sarà una grande partita sia in campo che sugli spalti.

Fai un augurio ai tuoi amici ed ex compagni.

Ragazzi, vi auguro di mettercela tutta, che è la cosa più importante nella vita e nel nostro sport, so che lo farete e che avrete la cornice ideale per fare una partita che potrebbe passare alla storia. Vi invidio, ovviamente in maniera positiva, ma soprattutto vi sostengo, vi penserò e vi faccio un grande “in bocca al lupo!”.

Nicola Bozzo e la strada da Recco a Perpignan

Nicola Bozzo, classe 2004, secondo centro, ha mosso i suoi primi passi nella Pro Recco Rugby ed è appena approdato alla categoria “Espoirs” dello storico club francese di Perpignan: il suo è un esempio di quello che può essere il percorso di un giovanissimo ricco tanto di talento quanto di passione e voglia di impegnarsi per vivere il suo sogno ovale e per provare a trasformarlo in qualcosa di importante.

Inutile dire che me lo ricordo piccolino, quando iniziava a correre con un pallone in mano sul campo di Recco, quindi fare questa piccola intervista mi è piaciuto doppiamente.

Nico, quale è stato fino ad ora il tuo percorso nel rugby, in Italia e all’estero?

Ho iniziato a giocare a cinque anni nella Pro Recco e sono rimasto in biancoceleste fino all’U14, quando ho superato il provino per l’Academy di Verona, che era appena nata, e quindi mi sono trasferito là. Durante quell’esperienza ho partecipato ad un campus estivo dei Leicester Tigers e sono stato selezionato per fare poi una seconda settimana in Inghilterra, al termine della quale mi è stato proposto per l’anno seguente di andare a studiare e giocare lassù. Inutile dire che ho accettato subito e a settembre del 2020 sono partito per la Sedbergh School, vicino al confine con la Scozia: l’inizio è stato a singhiozzo a causa delle varie quarantene dovute al covid, quindi la mia vera stagione inglese è stata poi quella 2021/2022, nella quale ho giocato a quindici fino a dicembre e poi a sette da gennaio ad aprile e anche a dieci per completare la stagione. In Inghilterra la scuola superiore finisce un anno prima e quindi mi sono trovato a dover decidere come proseguire il mio percorso e sono felicissimo che si sia presentata l’opportunità della categoria Espoirs di un grande club come Perpignan, dove mi sono appena trasferito.

Quali sono stati gli aspetti più positivi e quali le difficoltà della tua esperienza inglese?

Sicuramente un aspetto molto importante è stata la possibilità di imparare bene l’inglese ma, soprattutto, il dover imparare ad adattarmi, l’uscire dalla mia zona di comfort e dover reagire, facendomi rendere conto delle mie reali capacità e potenzialità. Dal punto di vista tecnico e tattico ho avuto la possibilità di misurarmi con altri tipi di gioco e, dal punto di vista umano, ho fatto tantissime nuove amicizie, ho conosciuto ragazzi di altri Paesi e anche questo è sempre un grande arricchimento. Le maggiori difficoltà sono sicuramente legate al periodo iniziale in Inghilterra, quando conoscevo poco la lingua e ho dovuto imparare e capire le dinamiche di una vita completamente nuova e diversa ma fortunatamente le ho superate abbastanza in fretta, anche grazie al fatto di essere l’unico italiano e dovendomi quindi per forza sforzare sempre al massimo per farmi capire ed inserirmi. Aggiungo che per me, nato e cresciuto al mare in Liguria, non è stato facilissimo neanche l’impatto con il clima e, da buon italiano, con il cibo di quella parti, ma bastano pochi mesi e ci si abitua, inserendosi bene nella nuova vita.

Rispetto alla realtà italiana, cosa trova in più un ragazzo che come te decide di andare a formarsi all’estero?

Prima di tutto, trova una maggiore competitività: in scuole come la Sendbergh ci sono ragazzi provenienti da tutto il mondo e la concorrenza per un posto in squadra è sempre tantissima, ci si gioca tutto ad ogni singolo allenamento e questo spinge a dare sempre il massimo. Inoltre si acquisisce un’esperienza che altri ragazzi non hanno e che può rendere più facile giocare anche in altre realtà con un gioco ed un’intensità simili.

Quali sono le tue prime impressioni su una realtà storica del rugby francese come Perpignan?

Sono arrivato solo da poche settimane ma ho trovato uno staff davvero di altissimo livello, con una continua e assoluta cura del dettaglio sotto ogni aspetto, sia in campo che fuori. Sono stato accolto benissimo e anche l’organizzazione degli aspetti legati all’alloggio e alle altre varie questioni del vivere qui è praticamente perfetta. Ora non mi rimane che imparare il francese, anche se lo vedo più ostico per me!

Negli Espoirs con te ci sono altri ragazzi italiani e di altri Paesi?

Sono l’unico italiano e, ovviamente, la grande maggioranza dei miei compagni è francese, ma c’è un ragazzo arrivato dalla Georgia e ce ne sono diversi dalle isole del Pacifico.

Come sarà strutturata la tua stagione?

L’11 luglio abbiamo iniziato un primo blocco di tre settimane di preparazione atletica, poi una settimana di riposo e poi sotto con altre tre settimane in cui giocheremo tre tappe del torneo “Super Seven”, a Perpignan, La Rochelle e Pau, mentre per chi non verrà inserito nella squadra Seven ci saranno tre partite a quindici. La prima settimana di settembre ci riposeremo e poi inizierà il campionato, la cui stagione regolare durerà fino a metà maggio, seguita dalle fasi finali per il titolo.

Si possono fare moltissime riflessioni leggendo queste parole che sembrano arrivare da Marte ma che invece arrivano da mondi vicinissimi. 

P.S. Ho appreso dell’esistenza del rugby a dieci, che davvero non conoscevo: chiedo scusa per l’ignoranza e sono contenta di aver imparato una cosa nuova!

(N.B. L’intervista verrà pubblicata anche nel numero di agosto della rivista “Ovalmente” della premiata ditta NPR-Delinquenti Prestati al Mondo della Palla Ovale)

Week end lungo a NY? Oh yeah!

Possono uscire fuori molte cose da una chiacchierata tra amiche durante una passeggiata primaverile di domenica pomeriggio, tra cui l’idea di un week end lungo da qualche parte, dopo più di due anni senza grandi viaggi. Da qualche parte, ma dove? Ma a New York, ovviamente!

Quindi, Emy e Babi tutte soddisfatte decidono che il fine settimana lungo di San Giovanni (che è Santo Patrono di Genova e nel 2022 cade di venerdì, il 24 giugno) è perfetto e si fanno fare un preventivo, con tutte le assicurazioni del mondo per mettersi al riparo da epidemie, guerre e qualsiasi altro possibile imprevisto o sciagura.

Lo diciamo anche a quell’altra? Ma non vorrà venire… E invece Heidi, contro ogni pronostico, si unisce al gruppo, decidendo di sfidare per una volta i grattacieli invece delle vette alpine! E quindi siamo in tre, un nuovo preventivo e via, si prenota!

Il risultato è stato un volo di andata il giovedì mattina (diretto Delta da Malpensa) e un volo di ritorno la domenica sera dal JFK (diretto operato da ITA) e quindi tre notti nella Grande Mela, in un albergo centralissimo per ottimizzare il poco tempo.

Quindi un week end lungo a New York si può fare? Assolutamente sì, anche se praticamente tutti ci hanno preso per matte per così pochi giorni oltreoceano! E’ ovvio che abbiamo visto e fatto un infinitesimo di quello che si può vedere e fare a NYC ma va anche detto che comunque per fare tutto non basterebbero neanche mesi.

Io sono una grande fan dell’app “Get Your Guide” che anche stavolta è stata utilissima per prenotare diverse attività in un attimo e tutte rimborsabili fino al giorno prima: con poco tempo a disposizione abbiamo dovuto scremare, decidere e programmare e siamo partite con già in mano un minimo di piano d’azione.

Giovedì: dopo volo in ritardo, un’ora di immigration e più di un’ora di taxi causa traffico monstre, abbiamo fatto i nostri primi tredici km newyorkesi a piedi e, nel Greenwich Village, abbiamo fatto il pellegrinaggio al portone di casa di Carrie Bradshaw. N.B. durante il volo di andata mi ero riguardata sia il film di “Sex and the City” che “Il diavolo veste Prada”, giusto per entrare nell’atmosfera giusta. Di ritorno verso l’albergo (in taxi, dopo un primo test di “chiamata con la manina”, con tassista di origini italiane e figlioletto di nome Vincenzo) io e la Bionda (Babi) abbiamo portato Heidi a prendersi il primo schiaffo di luci, gente e macello a Times Square: difficile spiegarlo a chi non c’è mai stato, ma è proprio uno schiaffo!

Venerdì: avevamo la prenotazione per l’ascensore supersonico del nuovissimo grattacielo One Vanderbilt e relativa esperienza panoramica e multisensoriale ai piani 91, 92 e 93. Solo che il jet lag ci ha fatto uscire dall’albergo prima delle galline, mentre in giro c’erano giusto i camion della spazzatura, a stelle e strisce anche loro, e così ci siamo messe a passeggiare verso Rockefeller Center, Trump Tower e Central Park, in un’esplosione di arcobaleni per il mese del Pride. Inutile dire che il panorama dal grattacielo è pazzesco e idem l’ascensore, che fa 91 piani in tipo venti secondi: hanno pensato l’esperienza perchè sia diversa rispetto ai classici Empire State Building e Top of the Rock e quindi largo a specchi, trasparenze e palloncini argentati, il tutto circondato da una vista strepitosa a 360 gradi.

Sempre venerdì: uno dei capisaldi quando abbiamo pensato alle cose da fare era stato fin da subito il musical a Broadway e quindi eccoci al Neil Simon Theatre per “MJ”, il nuovo musical sulla carriera di Michael Jackson: livello ovviamente stellare! Prima di andare a teatro abbiamo provato l’ebrezza di essere rimbalzate da un ristorante alle 18.15: ci toccherà tornare di nuovo da quelle parti per provare la cucina di John’s, dove Babi era stata nella sua prima volta a NY.

Sabato: il jet lag insiste e quindi di nuovo a spasso presto: manina taxi ormai pro su una Fifth Avenue praticamente deserta e via verso Lower Manhattan, per macinare kilometri anche lungo il Brooklyn Bridge. Caldo niente male e maps ci ha poi anche fatto fare un giro dell’oca dentro Chinatown per raggiungere lo sperduto molo da cui partiva la nostra crocierina fotografica verso Lady Liberty, in mezzo a barche arcobaleno. Affamate e cotte (e fregate da un tassista che si è fatto furbo) siamo andate alla ricerca di cibo vicino al nostro appuntamento successivo: il museo/memoriale dell’11 settembre.

Qui ci vuole un capitolo a parte, sia sul nostro pranzetto molto Sex and the City da “Sant Ambroeus” (che non oso immaginare come venga pronunciato dagli indigeni), che per il museo “9/11”. Al ristorante storico di Milano, che non sapevo avesse anche due succursali nella Big Apple, tavolo ombreggiato vista nuovo World Trade Center, negozi di Gucci e Zegna accanto, caro ma qualitativamente alto e, evviva evviva, un signor espresso, tanto che dopo la visita al memoriale ci siamo tornate di nuovo: tre tossiche in astinenza da caffeina! Il museo dell’11 settembre è semplicemente straordinario: non era facile farlo davvero bene, con tutte le sue emozioni e implicazioni, ma ci sono riusciti. E’ ricordo, narrazione, scoperta, emozione, costruito esattamente dove tutto è successo.

Come chiudere l’ultima (di già???) giornata nella Grande Mela? Io e la Bionda prima di partire avevamo preso in mano la situazione e prenotato online un tavolo per un aperitivo su un rooftop bar vista Empire State Building: il “Top of the Strand”, sul tetto di uno dei tanti Marriott, al 21° piano. Prosecchino con panorama unico, temperatura perfetta, ambiente super e musica eccellente: ci stava alla grande!

Domenica: il volo è alla sera, quindi c’è tempo per andare ancora un po’ in giro e macinare altri km a piedi (alla fine saranno una settantina, in quattro giorni scarsi). Stavolta ci dividiamo: Babi torna verso Macy’s e a sbirciare i preparativi per la partenza del corteo finale del Pride, invece io e Heidi andiamo a passeggiare nel verde a Central Park, tra scoiattoli nutriti dalle mani, un tot di cani bellissimi e una corsa con una marea di iscritti che, come ci ha spiegato un toscano ormai trapiantato là che faceva il volontario, fa parte di quelle che, sommate, danno la possibilità di avere un pettorale per la maratona. Ci riuniamo per un pranzo tipicamente americano, in uno di quei locali vagamente retrò con i tavoli con le panche e i divisori tra uno e l’altro, le salse sui tavoli e i menù giganteschi (come le porzioni). E il caffè? Babi al mattino aveva scoperto un espresso niente male in un chiosco di Bryant Park: fa caldo, il sole splende, il parco è magnifico e pieno di gente ed il caffè in effetti è più che decente! Bottarella di malinconia e poi albergo, bagagli, taxi, aeroporto e via, si vola verso casa.

Per me si è così conclusa la quarta e sicuramente non ultima visita nella sempre vibrante e unica Grande Mela, la seconda (e altrettanto sicuramente non ultima) per la Bionda e la prima, e molto probabilmente ultima, per Heidi, che ha approfittato dell’occasione per visitare una città lontana anni luce da quello che le piace e dalle vacanze che ama fare, ma che molto difficilmente ci cascherà di nuovo (altrimenti che Heidi sarebbe?)!

Il feticcio del week end sono state sicuramente le ciabatte pelose arcobaleno nella vetrina del negozio Hugg, che faceva angolo con la Street dell’hotel e ci è servito da subito come punto di riferimento: non abbiamo avuto il coraggio di comprarle ma le abbiamo amate molto, soprattutto la Bionda!

Goodbye New York, alla prossima!

E’ finita la Serie A, evviva la Serie A: il perfetto CUS Torino, un po’ di Liguria e i quattro nuovi arrivi

Il campionato di rugby di Serie A 2021/2022 ha emesso il suo unico verdetto di stagione: l’Itinera CUS Torino è la squadra promossa nel Peroni Top10. I piemontesi ci sono arrivati dopo una cavalcata letteralmente trionfale: imbattuti dalla prima giornata fino allo scontro finale per la promozione, con 18 vittorie su 18 partite disputate (16 nella stagione regolare e 2 nella fase finale) e le statistiche migliori di tutti e tre i gironi del campionato cadetto.

I ragazzi di coach D’Angelo si sono giocati una vera e propria finale sul campo dell’Unione Rugby Capitolina, terzo atto del particolare mini-girone che costituisce ora i play off di Serie A: vi hanno partecipato le tre squadre vincitrici del rispettivo campionato territoriale, ovvero CUS Torino (girone 1, Nord-Ovest), Valsugana (girone 2, Nord-Est) e Capitolina (girone 3, Centro-Sud). Nella prima giornata di questa particolare fase finale, il 22 maggio, Torino aveva superato in casa Valsugana con il punteggio di 32-17 (5-0), nel secondo turno, domenica 29 maggio, i padovani hanno rimediato una seconda sconfitta, questa volta sul loro campo, con un 17-20 in favore dell’URC (1-4), creando così i presupposti per un’ultima giornata equivalente ad una vera finale tra le due squadre che li hanno saputi battere.

Si è arrivati così a domenica 5 giugno, con il bell’impianto di via Flaminia gremito dai tifosi di entrambe le squadre. Il risultato finale ed un estratto del tabellino della partita che mostra la sequenza delle marcature dicono molto chiaramente che la partita avrà creato qualche problema ai deboli di cuore e che le due contendenti se la sono giocata davvero fino all’ultimo respiro:

UR Capitolina v CUS Torino 25-29
Marcatori: primo tempo: 3’ cp. Romano (3-0); 9’ cp. Romano (6-0); 17’ cp. Romano (9-0); 21’ meta di punizione Torino (9-7); 37’ m. Innocenti t. Romano (16-7); secondo tempo: 3’ cp. Reeves G. (16-10); 8’ cp. Reeves G. (16-13); 13’ cp. Reeves G. (16-16); 18’ cp Reeves G. (16-19); 20’ cp. Romano (19-19); 28’ cp. Romano (22-19); 32’ cp. Reeves G. (22-22); 34’ cp. Romano (25-22); 39’ mt. Civita t. Reeves G. (25-29).

Alla base di questa realtà c’è naturalmente il CUS della città della Mole e il Presidente Riccardo D’Elicio è un fiume in piena di entusiasmo e orgoglio: “Ho visto la partita in streaming, è stata bellissima e ha vinto la squadra che ci ha messo quel pizzico di voglia di vincere e determinazione in più. Abbiamo il rugby da settant’anni, cinquecento tesserati e siamo fierissimi di questi ragazzi ed anche delle ragazze, che sono arrivate quarte in Serie A. La nostra vittoria più grande è permettere ai ragazzi e alle ragazze che fanno sport di non dover smettere perchè vengono a Torino a studiare ma, anzi, di aiutarli a fare al meglio entrambe le cose”.

Uno degli artefici della grande stagione del CUS Torino è sicuramente l’allenatore argentino (di Rosario), Lucas D’Angelo (che ha esordito con un “Ciao Emy, scusa il ritardo ma fermarci a Roma ieri sera, come puoi immaginare, è stato “interessante”):

Lucas, subito una domanda “secca”: perchè a Roma avete vinto voi?

Credo che abbiamo vinto grazie alla mentalità che tutti i miei giocatori hanno saputo costruirsi lungo tutta la stagione e che si è vista chiaramente già nella partita contro Valsugana, quando siamo stati sia sotto nel punteggio che sotto grande pressione riuscendo poi a ricominciare a fare il nostro gioco dinamico e a tutto campo, che ci ha fruttato anche il miglior attacco di tutta la Serie A, e a ribaltare il risultato e vincere la partita.

Come hai visto la Capitolina, a cui avete fatto davvero un brutto scherzo davanti al pubblico di casa?

La Capitolina è una bellissima squadra e ho detto al loro allenatore che hanno uno stile di gioco in cui mi identifico molto, con ragazzi in grado di giocare con grande intensità fisica e concentrazione: credo sia la squadra più simile alla mia tra tutte quelle che abbiamo incontrato in questa stagione.

Quali sono stati gli aspetti e i meriti principali che vi hanno permesso di portare avanti e a compimento questa stagione letteralmente perfetta?

Senz’altro il fattore umano interno alla squadra: i nostri giocatori non sono i più forti in assoluto nel loro ruolo e credo che se si facesse un “XV” ideale del campionato ce ne sarebbero forse due o tre, ma tutti i ragazzi sono funzionali alla squadra e si completano ed integrano alla perfezione e ci hanno permesso così di costruire non solo il nostro gioco ma l’intera stagione, un allenamento dopo l’altro e una partita dopo l’altra.

Qual è il punto fondamentale di questa stagione da cui partire e su cui iniziare a costruire il vostro prossimo campionato di Top10?

Sicuramente la ricostruzione del gruppo, perchè noi cambiamo ogni anno circa il 25-30% dei giocatori, tra chi conclude il suo percorso universitario, chi lascia Torino dopo gli studi e chi entra in Prima Squadra dal settore giovanile: dovremo riamalgamare il gruppo e riuscire a portare la squadra ad un livello superiore sia sul piano fisico che tecnico, come richiesto dal nuovo torneo che ci aspetta.

Forse in pochi ricordano che Lucas D’Angelo iniziò la sua carriera italiana come giocatore prima del CUS Genova e poi della Pro Recco, per approdare poi in Piemonte e mettere radici lì, prima ad Asti e poi a Torino, dove ricopre il ruolo di Head Coach ed anche di Director of Rugby.

Nel CUS Torino c’è anche un altro pezzettino di Liguria, che è molto caro a chi scrive: il terza linea Davide Ciotoli, dalla Riviera di Levante, classe 1996 e già una lunga carriera alle spalle, iniziata a Recco quando era poco più che un bambino proseguita in giro per l’Italia tra accademie e massimo campionato, un ritorno a Recco con un paio di stagioni di vertice ed una finale di Serie A persa e poi l’università a Torino, il CUS e ora questa promozione in Top10.

“Riuscire a vincere una finale è un’emozione stupenda e me ne rendo conto doppiamente dopo aver vissuto a Recco gli anni di vertice e le finali perse, quel sogno che non si riusciva mai a raggiungere per un soffio. Appena è finita la partita a Roma, uno dei miei primi pensieri è andato proprio alla Pro Recco ed è come se portassi in Top10 anche un po’ di Pro Recco Rugby e alla famiglia recchelina dedico sicuramente una parte di questa vittoria, così come alla Liguria, la mia terra, a cui sono legatissimo. Ripenso spesso alla finale persa contro Reggio Emilia (stagione 2015/2016, ndr), so come ci si sente ed infatti capisco benissimo come stanno adesso i giocatori della Capitolina, a cui faccio tantissimi auguri per il futuro. Il mio augurio più grande però va sempre al Recco, perchè so che questo momento difficile è solo una fase di transizione e che lo straordinario modo di lavorare di un club dove nulla è regalato ma tutto è conquistato farà tornare la società nella posizione che merita. E’ pazzesco quello che sto vivendo in questo momento, devo ancora realizzarlo appieno e spero di rifarlo con la Pro Recco”.

E qui, scusate, ma a chi scrive scende una lacrima.

Salutato il CUS Torino, la Serie A 2022/2023 vedrà ai nastri di partenza quattro nuove squadre, promosse dalla Serie B: CUS Milano, Patavium (Rubano e Selvazzano, provincia di Padova), Rugby Parma e Primavera (Roma). La Capitale si troverà quindi con ben tre squadre nel campionato cadetto: la Lazio, retrocessa dal Top10, la Capitolina, che ha fallito la promozione e appunto la Primavera, ritornata in A dopo qualche stagione, mentre Milano ritroverà un derby, con il neopromosso CUS che raggiunge l’ASR.

(Nota: questo articolo è pubblicato anche su https://www.nprugby.it/)

(Foto di Nicolò Canestrelli, si ringrazia Itinera CUS Torino)