Dal grande libro di rugby.it: Grazio (@gmflanker), un forumista in Consiglio Federale!

Un milione di anni fa, ovvero prima di Facebook (quindi circa nell’era dei dinosauri), gli appassionati italiani di rugby si scambiavano informazioni, opinioni e qualche insulto sul forum del blog rugby.it.

Dietro a nick names più o meno stravaganti si celavano tifosi, appassionati e addetti ai lavori di ogni categoria, da ogni parte d’Italia e del mondo: il forum era il luogo perfetto dove reperire informazioni ovali di ogni sorta, grazie alla presenza di questa variegata “fauna”.

Quel forum mi ha regalato conoscenze e amicizie ovali che durano ancora oggi e, una di queste, è Grazio Menga, pugliese di Monopoli (Bari), uno dei miei luoghi del cuore, terra meravigliosa dove ho passato stupende vacanze per oltre un decennio.

Incontrato per la prima volta di persona per una serata di beach rugby alla spiaggia di Capitolo, Grazio è diventato un amico vero, uno da sentire e rivedere sempre volentieri, all’Olimpico tanto quanto a Bari durante la tappa di una crociera.

Ho conosciuto Grazio quando allenava il Monopoli e, negli anni, l’ho visto diventarne il presidente, poi entrare nel consiglio della FIR pugliese, diventare anche qui presidente e poi, a marzo 2021, con l’elezione di Marzio Innocenti alla presidenza FIR, Grazio è arrivato alla carica di consigliere federale.

Un Uomo di Rugby, un uomo del sud, una brava persona, uno sportivo innamorato dell’ovale e del mare, della sua Puglia e dei suoi difficili campi.

Ma il destino è beffardo e, proprio mentre la sua carriera politica ovale prendeva il volo con la presidenza del comitato regionale pugliese, punto di riferimento per il rugby del sud, una malattia bastarda ha iniziato ad impegnare Grazio nella partita più difficile.

Questo video con Martin Castrogiovanni dice tutto: https://fb.watch/a9MtjSxiNg/. Dice di un Uomo di Rugby che non molla mai un cm di campo.

Sono immensamente fiera di essere amica da anni di quest’uomo, di confrontarmi con lui sul rugby, di condividere con lui l’amarezza di chi soffre e si incazza per le difficoltà del rugby italiano, di sentirmi dire “ah ma tu conosci il consigliere Menga???”. Hai voglia se lo conosco! Ho anche praticamente visto crescere suo figlio Pietro, da bimbetto a giovane uomo e oggi anche arbitro e educatore di minirugby.

Buon anno Consigliere Menga. Buon anno a te e a tutto il rugby italiano, che ami e amiamo così tanto, che ci fa incazzare a morte ma che ci teniamo sempre stretto, come la palla ovale quando si corre verso la meta.

“A rugby si gioca con le mani e con i piedi, ma in particolare con la testa e con il cuore.” (Diego Dominguez)

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ITA-NZL: di rugby, fame e dessert.

Sabato 6 novembre 2021, Stadio Olimpico di Roma, prima partita dell’Italrugby nella tradizionale finestra internazionale autunnale e ritorno degli All Blacks a Roma dopo quasi tre anni (24 novembre 2018: 3-66).

Si torna allo stadio ma la pandemia non è ancora finita, però è bello lo stesso, anche se per giornalisti e fotografi significa una notevole fame, non di mete ma proprio di cibo: niente buffet della stampa ma neanche un panino e chi non si è organizzato si è nutrito appunto solo di mete!

Per la prima volta ho chiesto e ottenuto un accredito stampa a nome di questo mio piccolo blog e ne sono molto felice!

Mentre in campo si giocava, sull’asse Olimpico-divani la pregiata giuria TGMS non si risparmiava e non poteva fare a meno di notare l’arbitro, l’inglese Mr Karl Dickson, maturo e rude al punto giusto, eccellente nel riempire la sua maglia e in pasticceria abbinato ad un sontuoso profitterol: cioccolato deciso e forte ma con il cuore di chantilly dove affondare. Ci beviamo sopra un rosolio oppure un Whisky torbato delle isole Ebridi, misterioso, potente e avvolgente.

Ma l’occhio della giuria è vigile e mobile e si sposta anche fuori dal campo: un’apparizione di Giamba Venditti che avrebbe steso chiunque ha evocato un bel quadretto di cioccolato nero fondente, accompagnato con salsina ai frutti di bosco. Lo si degusta con un Porto Amontillado, intrigante sensuale e da meditazione, oppure con un caliente rum di Barbados.

Ancora più fuori dal campo, ma non ci siamo potute esimere, fragoline e champagne su Damiano dei Maneskin in bianco Gucci, comparso su IG giusto nei giorni precedenti alla partita. Dopotutto è romano e la partita è a Roma: ed ecco qua! (Cit. “Il Mio Grosso Grasso Matrimonio Greco”)

Intanto in campo l’Italrugby faceva qualcosa di quasi miracoloso tenendo il risultato bloccato sullo 0-0 per ben ventisette minuti, nei quali gli All Blacks hanno perso in avanti più palloni che nel corso di tutto l’anno. Chiuso il primo tempo sul 6-21, le telecamere durante l’intervallo immortalavano gli Azzurri stremati nello spogliatoio.

Inostri ragazzi sono tornati comunque in campo con il piglio giusto e, difendendo senza risparmiarsi, sono riusciti ancora ad arginare la marea nera, a dire il vero oggi più in versione chiazza di benzina sull’asfalto: bravi e quasi eroici gli Azzurri, mentre gli All Blacks, in formazione sperimentale e forse troppo convinti di fare la scampagnata, sono sembrati anche un po’ stanchi, ormai a fine stagione e dopo diversi mesi lontani da casa.

Insomma, alla fine gli AB hanno fatto il compitino e hanno piazzato un quasi cinquantello tranquillo (9-47), senza brillare. Per l’Italia sicuramente buone notizie in difesa, nonostante il punteggio (sembra paradossale ma non lo è) e la necessità di giocare con la stessa grinta anche le prossime due partite dell’Autumn Nations Series, contro Argentina e Uruguay: dopo un tot di partite di vero e assoluto sconforto, una sconfitta come quella di oggi sembra quasi carina.

Un’ultima menzione la merita l’osceno taglio di capelli anni ’80 di diversi All Blacks, che sembrano dei Michael Knight modificati in laboratorio, incrociati con turisti tedeschi in vacanza a Lignano.

Sullo sfondo del tutto, voglia e gioia di normalità e vita, amicizie e sorrisi, saluti e racconti, ventuno mesi dopo Italia-Scozia del 6N 2020, pochi giorni prima che il mondo cambiasse.

Questo strano 6 Nazioni che…

Domani, sabato 6 febbraio 2021, inizia il 6 Nazioni, il primo (e speriamo anche l’ultimo) segnato per intero dalla pandemia di covid-19: si gioca tutto (o almeno così ci si augura) come da normale calendario ma senza pubblico.

E il 6 Nazioni senza pubblico e senza contorno è sicuramente un torneo a metà: niente stadio, niente villaggio del terzo tempo, niente trasferte, niente tifosi stranieri che invadono e colorano Roma (e che si bevono le scorte di birra di un anno).

Avremo le nostre quindici partite, ma ci mancherà tutto il resto. Nonostante questo, per gli appassionati di rugby oggi è comunque una vigilia, anche se non la si passa a Roma con le gambe sotto ad un tavolo insieme ad amici ovali di ogni dove (sigh…): ci penso da tutta la settimana, al primo week end di 6N!

Quindi, impegni e appuntamenti sono stati rigorosamente organizzati in modo da non sovrapporsi alle partite, il divano è pronto, il frigo è ragionevolmente pieno, i miei gatti ancora non lo sanno ma passeremo il sabato pomeriggio insieme sul divano, con un più breve bis anche domenica!

Inizia un 6 Nazioni che è una festa, come sempre lo è per gli appassionati di rugby, ma senza la Festa, davanti alla tv a guardare stadi desolantemente vuoti e silenziosi, senza tifo nè colori. E allora ancora di più volano i ricordi, i momenti che ognuno di noi ha vissuto al, per e durante il 6 Nazioni, a casa, a Roma, a Parigi, Londra, Dublino, Cardiff o in ogni dove.

Oggi ho avuto uno scambio di battute su facebook con un ex arbitro ovale che da anni vive negli USA e per lui ITA-FRA sarà la colazione (ore 8.15 am) ma sarà, idealmente, sul solito enorme divano dove ci accomodiamo tutti noi appassionati quando c’è il 6N in tv.

Se ripenso al 6 Nazioni scorso, mi sembra passato un secolo e mi sembra un altro universo, benché fosse stato interrotto ma, al tempo stesso, mi sembra ieri: l’Olimpico, la giornata di sole, i tifosi, le mie amiche, la tribuna stampa, gli inni, il cielo di Roma sopra lo stadio, la vita da rugby.

Quella vita da rugby che per me è sospesa da allora, con la Serie A dei miei amati Squali mai più ripartita, ad oggi, da gennaio 2020. A Roma, quel giorno di febbraio, quando ancora si pensava che il covid fosse solo roba da cinesi e poco altro, si rideva, si tifava, ci si abbracciava. E si pensava che, finita la tradizionale pausa per il torneo, tutti i campionati sarebbero ripresi come sempre, che le nostre vite sarebbero continuate come sempre.

Invece no.

Buon 6 Nazioni a tutti, nonostante tutto: godiamoci il nostro mese e mezzo di rugby e stiamo ancora più vicini, sul nostro grande divano virtuale, mentre aspettiamo che il mondo e la vita di ognuno di noi, fuori e dentro campi e stadi, tornino a fiorire dopo un troppo lungo inverno.

NOTA: la foto è stata da me spudoratamente rubata dalla pagina facebook della cara Giulia Mastromartino!

Sconfitti e festanti: le partite dell’Italrugby

Sconfitti e festanti: il paradosso delle partite dell’Italrugby, con il contorno che oscura del tutto l’evento. Riflessioni da inviata sul campo per i Pirati del rugby, sul cui sito www.rugby-pirates.com compare questo stesso scritto, insieme a molti altri contenuti.

Non è facilissimo spiegare cosa sia davvero una partita dell’Italrugby all’Olimpico. Non lo è perché si tratta di cercare di spiegare il motivo per cui decine di migliaia di persone decidono di andare a vedere una partita di una squadra che vince praticamente ad ogni passaggio di cometa.


Facendo però un giro attorno allo stadio già da tre ore prima dell’incontro, si inizia ad intuire qualcosa, e si formulano sia pensieri molto positivi che un po’ amari.


Una partita di rugby dell’Italia è, fondamentalmente, una festa: nessun problema di sicurezza, birra, amici, sorrisi, musica, foto e abbracci con i tifosi avversari, il clima di Roma solitamente dolce (neve del 2012 a parte!), i ritrovi con amici di ogni parte d’Italia, un divertimento sicuro anche per i bambini, e così via.


Bene, tutto bello e positivo, ma la partita dove si colloca? Ecco, qui nasce il problema. Un problema che, però al tempo stesso, è diventato una forza ed anche un salvagente. La partita è solo un accessorio, è in secondo piano rispetto alla festa.


Questo fa sì che, con buona pace dei tanti che non riescono proprio a capire come sia possibile, una Nazionale che perde un gran numero di partite e che rimedia anche figure non proprio bellissime, riesca ancora a portare allo stadio un gran numero di persone. E dire che anche lo stadio in questione non è proprio amatissimo: la visuale non è granché, è fin troppo grande e dispersivo, non è uno stadio “da rugby”.


Però è diventato, dal 2012 ad oggi, un perfetto stadio “da festa”: difficile eguagliare le statue dello Stadio dei Marmi e il Foro Italico come cornice per il Villaggio del Terzo Tempo, per il prepartita di festa dei tifosi di casa ed ospiti.


È, per molti versi, una sorta di miracolo ma, al contempo, è qualcosa di estremamente negativo sportivamente parlando, perché non si tratta di partite di beneficenza ma di incontri di un importantissimo torneo internazionale, dove i risultati contano eccome.


E il risultato, anche al termine di questa Italia-Scozia, è stato francamente deprimente, così come la partita: indubbiamente brutta la seconda e decisamente orrido il primo (0-17), ma la festa non è stata intaccata minimamente, con i concerto dei The Kolors, la birra, le risate, gli amici, la bellezza di Roma, il clima mite, etc etc.


54.349 spettatori (numero ufficiale) che, a parte qualcuno, hanno istantaneamente archiviato la brutta sconfitta come un qualcosa di abituale/inevitabile ed un dato del tutto trascurabile nella dinamica della giornata di festa. Peccato che, in teoria, l’evento del giorno fosse proprio la partita, un incontro del 6 Nazioni, un appuntamento sportivamente importantissimo.


Franco Smith, non contato tra i 54.349 ma, purtroppo per lui, comunque presente, la festa, invece, proprio non sa dove sta di casa: arriva in sala stampa scuro in volto e con la faccia di uno che vorrebbe essere ovunque tranne che lì. Cerca di schivare le facili bordate dei giornalisti e lo fa provando ad addolcire la pillola, difendendo a spada tratta la sua squadra nonostante una prestazione francamente inguardabile. Si può dire che siamo un po’ stufi di dichiarazioni come queste?


Anche Capitan Bigi in sala stampa aveva l’espressione di uno che avrebbe preferito essere seduto su un nido si formiche rosse piuttosto che lì dove stava. Alla domanda sul breakdown ha risposto com sincerità, ammettendo le responsabilità azzurre su una fase di gioco che è stata resa troppo redditizia per la Scozia.


Facciamo che preghiamo che il miracolo della festa che se ne frega delle partite duri ancora il più a lungo possibile.

6 Nazioni, giornata 3: mix-and-match

6 Nazioni 2019, giornata 3, Italia-Irlanda all’Olimpico di Roma (16-26).

Mix-and-match dal desk dell’area media e dalla tribuna stampa dello stadio:

  1. Sono sbarcati i giapponesi!!!! Si palesa al desk un ragazzo (italiano) visibilmente poco esperto del luogo e delle modalità stampa della giornata: ci chiede informazioni sui tempi e gli orari e gli interessa la mixed zone, dove si fanno le interviste al volo ai giocatori quando escono dagli spogliatoi dopo essersi cambiati a fine partita. Gli diamo tutte le info, lui si gira e inizia, in un giapponese che ci ha lasciate tutte di stucco per musicalità, a tradurre le informazioni per un ragazzino che sembrava uscito da un cartone animato giappo e ad un uomo, sempre giapponese, brizzolato ma con i capelli tinti di viola, che somigliava pari pari ad un personaggio dei film di Miyazaki: ascoltavo incantata l’interprete e non riuscivo a smettere di guardare questo strepitoso tizio! Erano di una tv nipponica, ovviamente: RWC 2019 is in the air!
  2. Poco dopo il fischio finale vado al bagno delle signore (cit.) dell’area media e lo trovo letteralmente invaso di signore e signorine Irish che si tirano a lucido, contendendosi gli specchi ed evitando di calpestare le trousse di variegate attrezzature da trucco e parrucco, raggiungendo il livello di stucco e cazzuola! Cena di gala was in the air (and so much lacca was in the air too!)!
  3. Dopo essere andata in un altro bagno delle signore, ho ritrovato al desk il giapponesino che, forse non convinto delle spiegazioni precedenti, era tornato a chiedere conferma, coraggiosamente in inglese e senza l’interprete, dove fosse la mixed zone e a che ora aprisse: l’ho accompagnato, gli ho fatto vedere la porta e spiegato quando avrebbe aperto. Mi ha detto di aver capito e ringraziato per un minuto di seguito: chissà se poi ‘ste interviste flash per i tifosi del sol levante sono davvero riusciti a farle!
  4. Mi sono trovata davanti l’arbitro Tomò diventato biondo, e gli dona anche!
  5. Alla faccia delle Irish che hanno invaso il bagno per il restauro pesante, la mia collega volontaria Viola registra dei tutorial di trucco rapido e senza specchio: la classe delle donne intraprendenti!
  6. Quando, mentre stavo dando informazioni in inglese ad un giornalista, ho visto avvicinarsi il mitico Ian, Aussie da decenni in Italia che, tra le altre cose, insegna inglese, mi sono istantaneamente sentita come se fossi tornata a scuola: “Ian, meno male che non mi hai sentito parlare inglese, se no mi davi subito della capra!” – “Ah, parlavi inglese? Non mi sembrava!” (simpatico!!!) – “Comunque, in inglese non si usa goat, ma donkey!”. Grazie Ian!
  7. I giornalisti hanno applaudito O’Shea e Ghiraldini quando sono entrati in sala stampa per la conferenza di rito del dopo partita. Bello, spontaneo e sanguigno, ma anche amaramente sintomatico di quanto agli appassionati e ai tifosi italici manchino ormai non solo le vittorie ma anche delle belle quasi-vittorie. Un punto di ripartenza? Difficile, viste le partite mancanti e il palese divario complessivo rispetto alle altre cinque squadre ma, dopo troppe sconfitte assai fosche, ad oggi qualche altra “sconfitta onorevole”, che nessuno pensava mai di poter rimpiangere, farebbe già un gran bene.
  8. Lo stadio vuoto al mattino mi mette sempre i brividi, così come Ireland’s Call.
  9. Giustamente, si è parlato tanto della semplicemente strepitosa Nazionale femminile, vittoriosa di misura sulle Irish e in piena corsa per poter vincere il 6 Nazioni: women do it better! Hashtag donneintraprendenti e donnevincenti.