Just another manic rugby saturday!

Il mio sabato 5 ottobre è stato quanto di più ovale si possa immaginare e fotografa benissimo quella che è la mia “vita da rugby”, che include livelli diversissimi tra loro: se mi è possibile, io guardo praticamente tutto il rugby che mi capita a tiro!

Quindi, ieri mattina mi sono guardata su Rai Sport Inghilterra-Argentina (39-10), la partita che ha tolto ai biancocelesti ogni residua speranza di passare il turno alla RWC. Argentini sempre combattivi ma, per quasi tutta la partita in 14 a causa di uno sciagurato fallo di Lavanini (vi ricorda qualcosa?), nulla hanno potuto contro gli inglesi, forse mai così sicuri di sé stessi. In un girone con Inghilterra, Argentina e Francia, parevano essere i Bleus, reduci da un quadriennio molto difficile, la squadra destinata a non proseguire il cammino ma, battendo nella prima partita proprio l’Argentina, i francesi hanno messo subito in tasca punti pesantissimi, tolti proprio agli avversari diretti.

Nel primo pomeriggio il mio sabato è proseguito a Recco, con un clima più adatto alla spiaggia che al rugby: dalla RWC ad un test precampionato di Serie A! Pro Recco Rugby-VII Torinese (16-5, per la cronaca), entrambe inserite nel girone 1 del campionato cadetto (come molti sanno, la Serie A nel rugby italiano è il secondo campionato nazionale e non il primo): partita “calda”, qualche scambio di opinioni, agonismo, alcune belle azioni, certamente indicazioni utili per i coach, che era lo scopo dell’incontro.

Io adoro guardare il rugby italiano, sia dal vivo che in tv. Non ha il livello dei campionati francesi, inglesi etc? Lo so benissimo, ed infatti non lo guardo con gli occhi foderati da questa idea: lo guardo per quello che è e mi piace farlo, perché amo guardare il rugby e, dirò di più, a volte guardo più volentieri una di queste partite piuttosto che altre ben più “nobili”.

Non c’era Top12 in streaming, anche perché non è ancora iniziato, e le partite di Coppa Italia non erano trasmesse ma, a dire il vero, questo è l’unico torneo italiano che non mi interessa mai guardare: troppo un doppione del campionato e troppo formulato male. Opinione mia, ci mancherebbe!

Quindi, dopo essere tornata da Recco, ho acceso il tablet e mi sono guardata Zebre (sconfitte 28-52, a Parma, contro i Dragons, che non vincevano fuori casa da 45 turni) e Benetton (Leoni sconfitti 41-5 sul campo del Connacht) su DAZN. A posteriori, due spettacoli che mi sarei anche potuta risparmiare ma, come già detto, mi piace guardare rugby italiano e quindi me le sono viste entrambe, nonostante i risultati ben poco positivi (eufemismo).
Such a rugby saturday!
“RISSA? I RUGBISTI NON FANNO RISSE, MA CERCANO SOLTANTO DI CONOSCERSI PIÙ DA VICINO”

TODD JULIAN BLACKADDER

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Tanti contenuti su RWC e rugby italano sul sito dei Pirati del rugby!

Di rugby italiano, Victoria’s Secret e nostalgia: week end di play off in vista

Siamo alla vigilia del primo di alcuni week end ad altissimo tasso di rugby italiano, da seguire sui campi oppure anche da casa, grazie allo streaming. Io già pregusto Munster-Benetton (play off Pro14) domani e Petrarca-Rovigo (semifinale d’andata Top12) domenica. Mi dispiace per Reggio-Calvisano ma la storica prima partita di play off di Treviso, per quanto si presenti decisamente ardua, attira di più la mia attenzione.

Attira la mia attenzione anche questa concomitanza quasi perfetta di orari (alle 16.00 Treviso su DAZN e alle 16.30 il Top12 in streaming Raisport), mossa decisamente non azzeccata e doppiamente per uno sport deficitario per quanto riguarda l’audience: sono due partite, non venti, e si è riusciti a metterle in contemporanea??? Mon Dieu.

Il palinsesto del week end offre anche il Super Rugby degli antipodi ma, personalmente, non ne sono appassionata e, per questo, mi piacerebbe molto che Sky, che lo trasmette, lo barattasse con la Premiership inglese, ad esempio! Naturalmente, è solo un opinione personale e so che il rugby dei marziani ha i suoi appassionati, fortunati a poterselo vedere in tv, dove ormai di rugby, in Italia, se ne vede proprio poco.

A proposito di tv… Grandi annunci per il riavvicinamento tra Rai e ovale italico, per poi scoprire che, in tv, le semifinali di Top12 saranno trasmesse in differita durante la notte… Ad ogni modo, tanta grazia e mille grazie che la Rai farà le riprese e avremo comunque la diretta in streaming sul sito di Raisport.

Non sono un’amante dello streaming, probabilmente perchè ormai sono vintage ma, in quanto amante del rugby, ho dovuto trovare con le trasmissioni in rete un amichevole accordo, altrimenti non vedrei mai niente. Così, sono diventate parte dei miei sabati pomeriggio le partite di Top12, così come quelle di Treviso in Pro14 e, parecchio meno, lo ammetto, quelle delle Zebre.

A me guardare rugby piace, da matti. Amo guardarlo dal vivo, certo, che è tutta un’altra cosa, ma mi piace tanto anche guardarlo “in video” e, nonostante quanto se ne parli male, io adoro guardare il rugby italiano. Sarà forse per questo che invece non mi piace il Super Rugby? Uhm… Battute a parte, mi sono fatta l’idea che la poca inclinazione degli appassionati italiani a guardare il rugby tricolore, sia sui campi che sul divano di casa, sia dovuta ad una considerazione un po’ distorta del tutto. Ora vengo e mi spiego (cit. Commissario Montalbano).

Il livello del Top12 è il più alto del rugby nazionale e parliamo, infatti, del massimo campionato tricolore. Succede che, per i notissimi e variegati motivi, questo livello non sia altissimo, intendendo, diciamo, un paragone con Premiership e Top14, ad esempio. Benissimo, e quindi? Questo abbiamo, queste sono le nostre squadre, questi sono i nostri giocatori, queste sono le nostre partite e non fanno tutte schifo, non sono tutti scarsi e non sono tutte brutte da vedere. Certo che, se quando mi specchio in bikini, il mio unico riferimento è un Angelo di Victoria’s Secret, mi sparo ma se, invece, mi guardo senza avere in mente le Barbie, vado in spiaggia comunque felice e contenta.

Questo discorso vale anche per la Serie A, a me tanto cara: si dicono peste e corna di un campionato cadetto che, invece, è molto meno disprezzabile di quanto si pensi. E’ un campionato di giovani, di crescita, di cuore, dove la qualità non è affatto zero ma, anche qui, se lo si guarda con l’ottica di un termine di paragone fuori scala, ad esempio il Pro D2 francese, in teoria il suo omologo, è chiaro che lo si ritiene inguardabile. Cosa che, invece, non è affatto.

L’Italia non è un paese ovale, come sappiamo benissimo: il rugby è poco conosciuto, poco diffuso, pochissimo visto, è sport minore e sport di nicchia e, per questo, io penso che, se anche avessimo un Top12 della stessa qualità del Top14, i dati legati al pubblico non sarebbero enormemente diversi. Basti pensare, per una forma in scala di questo ragionamento, a Treviso: nonostante i notevoli risultati, se provate a chiedere al di fuori del mondo ovale e al di fuori dal Veneto se qualcuno sa qualcosa dei biancoverdi, riceverete i soliti sguardi interrogativi. E’ vero che, per ora, i progressi di Treviso sono ancora tutti da confermare e consolidare ma è un dato di fatto che non sia un club e che non sarebbe neppure un intero campionato a poter creare una svolta nel seguito del rugby italiano.

Allora, chi lo potrebbe fare? “Facile”: una Nazionale vincente. L’unica entità ovale italica di cui hanno sentito parlare persino i miei colleghi di lavoro, solo che l’unica cosa che sanno è che perde sempre (sigh). Una Nazionale più competitiva e vincente nel 6 Nazioni non porterebbe 20.000 persone a vedere Calvisano-Petrarca (non siamo il Galles) ma, di sicuro, creerebbe più interesse verso l’ovale, più spazio sui media, più bambini che vogliono iniziare a giocare, più spazio nelle scuole, più stimolo per il pubblico a scoprire cosa c’è dietro a quella Nazionale.

Non ho dati di pubblico su quando nel fu Super10 giocava chi veniva convocato in Nazionale, ma ricordo un rugby italiano più seguito e, ancora più importante, più organico, nel senso che la Nazionale era figlia del movimento di cui era la naturale espressione: club, campionati, filiera, percorso di crescita dei giocatori che poteva arrivare fino in vetta per chi ne aveva le qualità, massimo campionato nazionale come scalino da cui poter puntare all’Azzurro. Abbiamo perso tutto questo.

Per vedere partite di S10 ci si spostava, anche chi non viveva dove avevano sede le squadre andava a vedersi le partite, si organizzava, partiva con gli amici per andare a Calvisano, a Parma, si trovava una trattoria per un bel pranzetto e poi si andava al campo, per veder giocare “quelli della Nazionale”, quelli di cui si era fan, i big stranieri che venivano a giocare da noi, oppure l’ex compagno di squadra che aveva fatto carriera, perchè giocare in S10 allora era aver fatto carriera, e da lì si poteva sognare e raggiungere la maglia Azzurra. Andare alle partite del campionato italiano era una festa, un evento, che poi si riviveva al 6 Nazioni. Che nostalgia.

Detto tutto questo e auspicando che, prima o poi (sarebbe meglio prima), un filo rosso ricominci a percorrere e legare tutto il rugby italico, in bocca al lupo a tutte le squadre e ai giocatori in campo nei vari play off, barrage e spareggi in programma: may the force be with you! (Semicit.)

Agli appassionati invece ribadisco il suggerimento di guardarsi e godersi le partite, le emozioni, il gioco e il rugby di casa nostra: non sono gnocche solo gli Angeli!

Rugby, gioco da psiche cubista, deliberatamente si scelsero un pallone ovale, cioè imprevedibile. (Alessandro Baricco)

 

(Nella foto, Behati Prinsloo, signora Levine, Angelo di Victoria’s Secret)

La mia prima volta con… DAZN

Premessa: continuo a preferire la tv allo streaming, anche perché ormai sono vintage e, infatti, preferisco sempre anche la carta all’e-reader.

Inoltre… sono da anni abbonata a Sky Sport, fin da quando il rugby si vedeva tutto lì e l’ovale veniva trattato come da nessun altro in termini di qualità. Quindi, l’idea di pagare altri abbonamenti è sempre stata per me assai sgradevole, tanto che, per principio, pagando già Eurosport nel pacchetto di Sky, non mi sono mai abbonata ad Eurosport Player.

Ma… guardare rugby mi piace e mi guardo persino il Top12 sull’app FIR, visto che solo lì è rimasto.

Quindi… alla fine, dopo aver resistito per un paio di mesi abbondanti, Irlanda-Nuova Zelanda del 17 novembre mi ha convinta ad iscrivermi per il famoso mese di prova di DAZN: non riuscivo neanche a pensare di non vedere LA partita!

La situazione in casa mia è stata la seguente: sul divano, con i gatti sparsi attorno e mia madre, da me per il week end, accanto. Lei che si guardava in tv Crime+Investigation e io con il tablet sulle gambe a guardarmi prima Scozia-Sudafrica e poi Irlanda-All Blacks.
Come è andata? Ero molto preoccupata del segnale, doppiamente perché il mio wifi di casa non è un fulmine di guerra. Invece devo dire che è andata bene: il segnale DAZN è saltato un paio di volte durante IRE-NZL ma roba di pochi secondi e il mio wifi, pur con qualche inciampo, ha retto più che degnamente.

La telecronaca a voce singola di SCO-RSA mi è piaciuta molto e mi ha ricordato parecchio il bravissimo Moreno Molla di Sky: precisione, conoscenza del gioco, bel piglio e nessun fronzolo irritante. E non è poco!

Certamente valida l’idea di riempire l’intervallo con spot sui vari sport ed eventi trasmessi ma anche con risultati live di incontri vari in corso in quel momento, ad esempio quelli di NFL.

Che dire? Per un appassionato di rugby (ma anche di football americano e degli altri sport che hanno preso), l’offerta DAZN mi pare ottima. Invece, purtroppo, ormai Sky Sport, per chi, tipo me, ignora il calcio, non segue basket e NBA, non è patito di F1 e non guarda il Super Rugby (non mi ha mai appassionata), oggettivamente offre pochissimo. Praticamente, negli ultimi “n” mesi, a parte poche partite di Championship e ora i tm, ho guardato solo un po’ di golf.

Ora ho davanti un mese gratuito per continuare a valutare DAZN e decidere se abbonarmi a pagamento o meno e trovo che questa cosa del mese di prova sia una mossa semplicemente geniale dal punto di vista commerciale.

Di sicuro, secondo me, DAZN non serve alla diffusione del rugby ma, se non altro, permette a chi lo desidera di vederne.

Parentesi: sono sempre più convinta che la diffusione e l’attenzione del e sul rugby in Italia ormai possano passare solo per una via, indipendente da chi e dove vengano trasmessi incontri degli Azzurri o delle due “celtiche”, ovvero le vittorie della Nazionale.

I valori, il terzo tempo, i bei ragazzoni da calendario etc, hanno fatto il loro corso, sono diventati stucchevoli e “vendono” sempre meno (anche i biglietti negli stadi): se e quando arriveranno vittorie e, a strascico, attenzione mediatica e del pubblico “non specializzato”, allora si potrà tornare a disquisire su dove e come trasmettere rugby in Italia in chiave di ampliamento della sua diffusione e, a cascata, del suo appeal anche in termini di sponsor etc.

Tornando al fatto che sono vintage ed affezionata alla tv (un po’ tipo le nonne che dicevano “l’han detto in televisione!”), trovo una gran mossa sia di DAZN che di Sky il fatto di essersi “imparentati” invece di farsi la guerra e anche io sarei tentata di passare a SkyQ per potermi guardare DAZN sulla tv via decoder Sky: se non è furbizia commerciale questa!

Insomma, dopo questa prima volta, consiglierei DAZN? Direi proprio di sì, doppiamente vista la possibilità del mese gratuito. Questo se e finché, ed è uno dei motivi per cui ancora non avevo ceduto a DAZN per alcune recensioni lette in rete, non dovessi ritrovarmi a faticare per dare la disdetta dell’abbonamento, che viene pubblicizzata come “disdici quando vuoi” e dunque data per semplice ed immediata.

Detto tutto questo… Irlanda e Scozia, mamma mia che belle!!!

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