Campionati… extra

Io uso l’app della FIR, per il 99% delle volte in cui la apro, per cose inerenti ai campionati nazionali, in particolare Serie A e Top12: risultati e classifiche della prima, le stesse cose più i live e, quando posso, le partite in streaming per il secondo.

Da qualche tempo l’app è stata rinnovata e devo dire che è assai migliorata graficamente rispetto a prima: ha un bell’impatto visivo ed è stata anche strutturata meglio. Però…

… Però, la prima volta che l’ho aperta dopo il restyling, mi sarebbe servito il GPS per trovare la sezione dei campionati. Dopo aver provato varie opzioni, mi è caduto l’occhio, in basso a destra, sui tre puntini con scritto “extra”, ho premuto, ed ecco sbucare “campionati”, con calendari e classifiche. I campionati nazionali sono “extra”?

Credo che l’app FIR sia scaricata e fruita, per quasi il 100%, da chi, in qualsiasi veste, segue il rugby italiano: uno spettatore occasionale della Nazionale difficilmente ce l’ha nel cellulare e, casomai la scaricasse, ad esempio, per un 6 Nazioni, molto probabilmente la cancellerebbe a torneo finito, se non poco dopo la magari unica partita che è andato a vedere all’Olimpico. Chi la tiene sempre e la apre con regolarità per consultarla è chi va a vedersi risultati e classifiche di Top12, A, B e C.

Il piano terra esiste anche senza l’attico, ma l’attico senza il piano terra no.

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Rugby che mi piace: Mogliano

Sarà che sono tifosa e faccio parte dello staff di una società piccola, di provincia, dove mai niente è facile e dove “si vive” di gruppo, di appartenenza, di colori, di passione, di alti e bassi, ma, da qualche tempo a questa parte, sono diventata fan di una squadra di Top12: il Rugby Mogliano.

Una realtà lontana dalla mia poco più di 420 km che però sembrano molti di più, perchè Mogliano è sì una realtà sempre di provincia, ma è in Veneto, il territorio più ovale e ovalizzato d’Italia, molto lontano da una Liguria dove siamo pochi e sempre in lotta per farci scoprire, vedere, far sapere che esistiamo, conquistare e far crescere bambini e ragazzi.

Una realtà che, però, negli ultimi anni ha avuto una parabola che non poteva non rendermela simpatica e vicina. Una prima squadra che, dopo essere stata promossa dalla A da pochissimi anni, nel 2013 si è tolta lo sfizio nientemeno che di uno scudetto di Eccellenza, veleggiando in alto e giocando i play off nelle stagioni successive ma, poi, a causa di terremoti economici e societari, finita ultima al termine del campionato 2017/2018: 5 soli anni, che sembrano 50.

Si dice che la fortuna aiuti gli audaci e per il Mogliano è vero: il campionato 2017/2018, eccezionalmente, non prevedeva retrocessioni e così l’ultimo posto ha comunque permesso alla squadra di rimanere in Eccellenza, ora Top12. Una rifondazione della società e nuove entrate economiche hanno permesso di ritrovare serenità e di rinforzare un po’ la squadra di giovanissimi che, eroicamente, ha tirato la carretta con grande dignità e senza mai arrendersi, nonostante la situazione di totale incertezza, fino all’ultima giornata del campionato passato.

E questi ragazzi qualcosa lo hanno imparato, dalle tante botte e sconfitte prese nella stagione scorsa, perchè sono ripartiti determinati, tenaci, sicuramente rinfrancati e più sereni, tanto da ritrovarsi, dopo 8 giornate, nientemeno che al 4° posto in classifica! Cosa più importante, con in cascina già 25 bei punti che ormai nessuno più gli può togliere e gran gruzzolo in vista di un campionato ancora lungo e che quest’anno vedrà retrocedere in serie A due squadre.

Al di là dei numeri e di una classifica che Mogliano può intanto godersi con merito, questa squadra mi piace perchè gioca senza paura, gioca bene, gioca “vero”, è giovane e sbaglia anche, ma il cuore si vede da lontano un km, e questo mi piace “tantissimissimo”.

Domenica, in un sonnacchioso pomeriggio domenicale incredibilmente casalingo (la serie A è ferma), tra le sei partite di Top12 proposte live in streaming ho scelto senza esitazioni Mogliano-Petrarca, perchè volevo proprio vederli ‘sti ragazzi di fronte alla capolista scudettata. Alla meta di Mogliano dopo 4 minuti di gioco ho esultato quasi come se avesse segnato il Recco, anche perchè si sa che, se non c’è un particolare tifo di mezzo, Davide è sempre più simpatico di Golia! Allo stesso modo sono stata felicissima della marcatura finale che ha dato a Mogliano, nonostante la sconfitta (Golia è sempre Golia), il meritatissimo punto di bonus difensivo (è finita 21-27). La foto a corredo di queste righe è proprio della prima, fulminea ed inaspettata meta di domenica.

Li avevo visti giocare dal vivo, a fine settembre, al Battaglini vs Rovigo e avevo già adocchiato tutte queste cose che tanto mi fanno apprezzare questa squadra. Intendiamoci, oltre agli “attributi” ci sono anche idee e qualità di gioco e, naturalmente, il mio apprezzamento è esteso anche a tecnici e staff, perchè il lavoro lo stanno facendo tutti insieme.

Questo Mogliano mi ricorda tanto la Pro Recco 2015/2016, giovane e senza paura neanche del diavolo, con dentro un’infornata di ragazzini appena diciottenni che hanno preso e dato un sacco di botte, una squadra arrivata in modo del tutto insperato e a forza di cuore e budella fino ad una finale di serie A che sembrava poter essere affare solo di altri. Sarà per questo che mi piace tanto! Ed è un concetto che riprende un discorso sul rugby “del cuore” che avevo accennato qui: Verona… impressive!

Un rugby bello, un rugby vero, un rugby di budella.

(Questo scritto non sarebbe nato senza la disponibilità dell’amico Alfio Guarise, addetto stampa del Mogliano nonchè, secondo me, uno dei migliori fotografi di rugby in Italia (naturalmente è sua, e lo ringrazio, la foto in evidenza qui in cima), che mi ha fornito del materiale dove pescare qualche informazione sulla storia della società, che non conoscevo.)

 

Verona… impressive!

Pochi giorni fa sono stata a vedere Verona-Medicei di Top12 e non posso non scrivere due righe su quel che ho visto, oltre ad una bella partita: l’impianto strepitoso costruito dalla proprietà del Verona Rugby, che lascia veramente a bocca aperta!

Una struttura realmente incredibile e certamente unica nel panorama non solo ovale ma sportivo in generale in Italia: una concezione molto USA, una struttura polifunzionale e pensata per fare soldi oltre che servire al suo scopo di stadio. Moderno, bello, curato, un bar ristorante che sembra la lobby di un grande albergo, marmi, vetro, luce, orchidee, legno. Al secondo piano (!), la club house per il terzo tempo: enorme, con un altro bancone lunghissimo del bar e tantissimi tavoli. Quattro campi in erba, tribuna in parte coperta su quello principale (forse l’unico appunto potrebbe essere una capienza che poteva essere pensata più in grande), dentro, sotto alla tribuna, una palestra enorme e modernissima ed un campo in sintetico da calcetto, per allenarsi al chiuso. Veramente impressive, per dirla all’anglosassone.

Mi è piaciuto? Certamente sì, però…

… l’ho trovato persino “troppo”! E’ chiaro come dietro alla costruzione di un impianto del genere ci siano un’idea ed un progetto ad ampio respiro e a lungo termine ma, ad oggi e doppiamente per chiunque sia abituato a frequentare campi da rugby, sembra davvero “oltre” e, forse, come detto, anche troppo. Nessuna società in italia può vantare attualmente un impianto del genere, neanche le due franchigie che, seppur abbiano begli stadi e ottimi complessi dove allenarsi, non hanno qualcosa di così moderno e proiettato verso il futuro ma anche verso una concezione di impiantistica sportiva molto “USA”. L’unica cosa simile che mi viene in mente in Italia, ovviamente in grande, è lo Juventus Stadium, accomunato al “Payanini Center” veronese prima di tutto dal fatto di essere nato e di essere stato pensato e costruito come impianto di proprietà della società, quindi non una struttura comunale in gestione, in affitto, etc, ma uno stadio da gestire in modo “aziendale”. Se penso all’estero, penso allo stesso modo a stadi di proprietà di grandi realtà sportive, ad esempio nel Regno Unito e, naturalmente, negli USA, la cui figura dell’ “owner” nello sport è stata la prima che mi è venuta in mente a Verona.

Nel rugby italiano può funzionare? E’ una scommessa che verrà vinta? Di sicuro, chi l’ha pagato e fatto realizzare si sarà fatto tutte le dovute considerazioni economiche, gestionali, etc, facendo certamente anche una scommessa non da poco. Quella che forse è stata un po’ trascurata è la “sfera affettiva” che, nel rugby, anche nel XXI secolo, riveste sempre un ruolo molto importante. Un ruolo che, e nessuno dovrebbe mai dimenticarlo, dalla serie C2 alla Nazionale, continua a stare alla base della palla ovale italica: chiunque bazzichi il rugby sa perfettamente che i soldi e i grandi nomi, senza attaccamento e senso del gruppo, fanno fare poca strada, mentre le budella messe in campo anche quando c’è poco altro, possono ancora fare meravigliosi piccoli e grandi miracoli sportivi. Trovare la quadra tra desiderio di progredire, investimenti, professionismo, passione e “affettività” non è facile, ma ci sono realtà che, soprattutto grazie a storia e tradizione, oltre a tanta intelligenza, ci riescono.

A questo proposito, credo che, intanto, qualcosa di molto intelligente a Verona lo abbiano già fatto: creare un’accademia interna per la crescita dei giovani talenti che, peraltro, possono usufruire delle fantastiche nuove strutture. E’ probabilmente questa la cosa che segna, ancora più dello stadio, una novità forse epocale nel rugby italiano e che proietta subito la mente alle accademie dei grandi club internazionali. Non credo proprio sia un caso la scelta del nome per il nuovo impianto: “Payanini Center” con, ben in evidenza, il nome della proprietà (owner e sponsor) e il fatto che si tratti non di uno stadio ma di un centro, di un unico complesso, di un “tutto”.

In bocca al lupo al Verona Rugby per questa scommessa che, in base a come andrà, porrà sicuramente delle domande e delle questioni a tutto il sistema del rugby italiano.