Road to RWC: di una strana Italia e della telecronaca su Raidue in un pigro sabato d’agosto

Il primo test match dell’Italrugby in vista del Mondiale, giocato sabato a Dublino contro l’Irlanda, ha sollevato diversi spunti di discussione, non solo relativi alla poco entusiasmante prestazione di una Nazionale inedita.

La partita è stata trasmessa da Raidue, quindi il XV Azzurro è tornato sulla tv di stato. Ottima cosa, da sempre invocata per aiutarne la diffusione, però l’incontro non ha, purtroppo, avuto una grande promozione da parte della rete. Complice anche il fatto che si sia giocato il sabato prima di Ferragosto in pieno pomeriggio, la questione non era agevole e, alla fine, l’audience è stata di 317.000 spettatori (3,10% di share). Tanti? Pochi? “Giusti”?

Spettatori, peraltro, indispettiti, visto che il collegamento è iniziato in ritardo, si sono persi l’Inno di Mameli e parte di “Ireland’s Call” e, non bastasse questo, dopo pochi secondi di gioco è anche partito un mini-spot di Cattolica Assicurazioni, che è il main sponsor e va bene ma, a chi stava guardando la partita e già era contrariato per il collegamento tardivo, questo ha fatto, diciamo, peggiorare ulteriormente l’umore.

Un’altra questione di cui si è parecchio discusso sui social è stata la telecronaca. Raidue l’ha affidata all’aquilano Andrea Fusco insieme al trevigiano Andrea Gritti come commento tecnico. Quest’ultimo, nome e voce piuttosto abituale per chi guarda il rugby in tv anche al di fuori della Nazionale, ne è uscito molto bene, è bravo e competente, preciso ma mai pesante, mentre Fusco, che pure è uno che il mestiere lo conosce ed anche il rugby, è stato piuttosto criticato per il ritmo troppo lento e il tono troppo piatto, che ha contribuito a rendere ancora più noiosa una partita già ben poco entusiasmante.

Insomma, una partita francamente brutta e lenta non ha aiutato il commento che, a sua volta, non ha fatto molto per cercare di renderla un po’ più attraente e meno da sonno, che già il caldo agostano e l’orario da pennichella non aiutavano.

A me, devo dire, non è pesata questa telecronaca: mi sono guardata la partita, ho apprezzato la puntualità e il valore degli interventi di Gritti e ho “usato” Fusco esattamente per quel che lui e il collega stavano facendo, cioè il racconto abbastanza preciso di quel che avveniva in campo.

Qualcuno più esperto, nel dibattito sui social ha fatto notare che Fusco non è certo un novellino delle telecronache ovali, ma qualcun altro del mestiere ha evidenziato di averlo trovato un po’ “arrugginito”. La Rai ora ha da trasmettere gli altri due test pre RWC dell’Italia e poi diverse partite della Coppa del Mondo: vedremo se il ritmo verrà un po’ alzato.

Sui social la questione è venuta fuori partendo prevalentemente da un confronto, ovvero quello tra questa telecronaca e quelli che ormai vengono ampiamente identificati come i narratori della Nazionale di rugby e, per estensione per chi non lo segue e/o non lo guarda molto al di fuori degli Azzurri, del rugby italiano, cioè Antonio Raimondi e Vittorio Munari.

Premessa: io li adoro, li trovo immensamente competenti e simpatici e sicuramente il loro modo di raccontare le partite aiuta a renderle più fruibili anche per chi il rugby lo conosce meno e che quindi, grazie al loro colorito modo di narrare quel che avviene in campo, riesce a seguire quel che accade senza stare troppo a preoccuparsi degli aspetti tecnici e di gioco. Però, lo ammetto, li preferivo a Sky o all’inizio dell’era DMax, quando il loro modo esplosivo di raccontare le partite era in perfetto equilibrio con le spiegazioni tecniche e tattiche, che entrambi sanno dare benissimo e con assoluta competenza.

Detto questo, ieri, davanti a tutto il discutere sulla telecronaca, mi sono chiesta se il modo che piace di più e considerato il migliore per raccontare il rugby al pubblico italico sia uno stile che fa un po’ “sparire” il rugby a favore del colore del racconto e mi sono chiesta inoltre se in questo non ci sia anche un’importante componente di abitudine e, come già detto, di identificazione.

Sarei molto curiosa, infatti, di vedere quali sarebbero le reazioni del pubblico davanti ad incontri degli Azzurri commentati da altri telecronisti ovali che si cimentano ai livelli più alti, ad esempio da uno secondo me bravissimo e preparato come Moreno Molla (Sky), uno lontano anni luce dallo stile di Munari e Raimondi ma non piatto, concentrato sulla partita e con tante nozioni da aggiungere al racconto ma non pedante. Forse per qualcuno sarebbe noioso e piatto? Chissà…!

E per qualcuno saranno noiosi e piatti tutti i telecronisti di Pro14, Top12, Coppe e Championship, alcuni peraltro indubbiamente bravi e piacevoli da sentire, che non direbbero mai “vai vai vai vai velenoooooo!!!”?

Se il buon Fusco sabato prossimo alzerà un po’ il ritmo della sua telecronaca e la Rai ci farà la grazia di non iniziare il collegamento in ritardo, può essere che al duo Antonio & Vittorio fischieranno un po’ meno le orecchie? Lo scopriremo presto!

“Nel Torino entra Baggio, che ovviamente non è il Baggio della Juventus”. (Bruno Pizzul)

P.s. Di questo e di molto altro si parla anche sul sito dei Pirati del rugby!

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Di temporali, Settebello e Championship: un sabato mattina di fine luglio

Mattinata di sabato genovese con tuoni, pioggia a tratti ed un caldo umido da Vietnam monsonico. Accendo la tv mentre faccio colazione e sta per iniziare NZL-RSA, inni inclusi (vittoria senza storia per gli Springboks, ovviamente, che hanno uno degli inni più sensazionali e significativi al mondo!): finirà 16-16, con pareggio degli ospiti sul filo del fischio finale e stadio Nero ammutolito.

Sia All Blacks che Sudafrica saranno nel girone dell’Italia al mondiale, ma facciamo finta di non pensarci! Quello a cui di certo stanno pensando i neozelandesi è l’infortunio alla spalla di Brodie Retallick, miglior seconda linea al mondo ed uno dei giocatori più forti in assoluto tra coloro che calcano i campi del globo.

Intermezzo iridato con uno strepitoso Settebello che, stracciando la Spagna, si laurea campione del mondo di pallanuoto. Faccio finta di non aver espresso mentalmente nessuna considerazione “squisitamente tecnica” sulle inquadrature di esultanza della panchina ad ogni segnatura…! Belli, bravi e Campioni!

Altro intermezzo con spazzolatura dei gatti, trasformati in soffici piumini. Peccato fosse diventata un soffice piumino anche la casa e quindi, mentre il Settebello strapazzava la Spagna, io ero strapazzata dal pelo che cercavo di levare dal pavimento…!

Australia-Argentina, che il fuso orario ha fatto iniziare alle nostre 11.45, parte già bene perché il telecronista è il bravissimo Moreno Molla. Molto bene anche che l’arbitro sia il Kiwi O’Keefe, titolatissimo nella classifica “tecnica” del 6N di qualche mese fa! Sono le due squadre sconfitte nel primo turno di questo Championship ristretto pre-RWC e vincere è importantissimo per entrambe.

L’Australia è in un periodo complicatissimo della sua storia ovale, mentre l’Argentina, storicamente, geograficamente, culturalmente e caratterialmente quanto di più lontano dalle altre tre squadre del Championship, sta seguendo il suo massivo e coraggioso programma di crescita e sviluppo che ancora, per i Pumas, nonostante gli evidenti progressi in campo e il consueto cuore infinito, sta faticando a tradursi in modo sistematico in efficacia, killer instinct e vittorie.

Infatti, oggi hanno vinto i Canguri, con un 16-10 certo non travolgente e convincente ma che basta per mettere in saccoccia ai Pumas la settima sconfitta consecutiva ed una classifica del torneo di soli due punti in due giornate, dopo che una settimana fa avevano perso di misura contro degli All Blacks tutt’altro che in palla.

Due squadre che arriveranno alla Coppa del Mondo con non pochi pensieri e questioni e per le quali l’asticella delle attese punta storicamente verso l’alto, esattamente come la pressione con cui dovranno fare i conti in Giappone.

L’arte di vincere la si impara nelle sconfitte. (Simón Bolívar)

P.s. Per altri contenuti sulla giornata di Championship, tra cui alcuni provenienti direttamente da Downunder, vi rimando al sito dei Pirati del Rugby!

ARG-NZL, o l’arte di vincere anche quando sembra che perderai.

Nell’anno della RWC e a meno di due mesi dal fischio d’inizio della rassegna iridata in Giappone, il Rugby Championship (fu Tri Nations) mette in scena i migliori tra i test match pre-mondiale.

Ieri sera mi sono guardata, dopo una giornata al mare, Argentina-Nuova Zelanda, da Buenos Aires e in diretta alle nostre 20.05: niente mattino presto nè altri orari poco agevoli! È finita 20-16 per i Tuttineri: “tanto per cambiare!” si potrebbe dire, visto che si è trattata della vittoria numero 28 dei Kiwi su 29 incontri tra le due squadre (e l’altro è un datato pareggio). In realtà, non è stato proprio così palese, questa volta, il risultato.

All Blacks in piena sperimentazione pre-RWC ma con comunque in campo alcuni giocatori di massimo calibro e gli altri con il coltello tra i denti per conquistarsi la maglia nera iridata. Argentina di grande sostanza, cuore infinito, budella da vendere e qualità in continua crescita, a testimoniare un progetto di ampio respiro ed enorme peso che sta dando i suoi frutti (citofonare Jaguares per ulteriori informazioni).

La partita degli inni l’hanno stravinta i biancocelesti: “God Defend New Zealand” non è male ma è un tipico inno di impronta anglosassone, con Dio che deve difendere il paese dopo aver salvato la regina, mentre l’inno argentino, solenne, ritmato e cantato sempre con le lacrime appese dai giocatori inquadrati, fa salire l’emozione a chiunque.

Bella la “Ka Mate” degli All Blacks, esplosione, come sempre, di orgoglio, appartenenza, grinta ed anche quadricipiti.

La Nuova Zelanda non ha giocato bene e ha sbagliato molto più del solito, l’Argentina ha sbagliato meno e giocato meglio, ma ha vinto la prima. Perché?

Perché sono i più forti: anche in formazione in parte sperimentale e sul campo di una squadra ottima, motivata e in palla, le impressionanti individualità e la capacità di approfittare di ogni incertezza avversaria, insieme ad una difesa mostruosa anche nei momenti più difficili, hanno colorato la vittoria di nero.

Un po’ di partite di rugby le ho viste in vita mia, dalla C2 alla Coppa del Mondo, ma una meta su intercetto a centrocampo di un cammellone di seconda linea ancora non l’avevo vista o, perlomeno, non ne ho memoria: ora questa mia lacuna è stata colmata da quella sorta di alieno vestito di nero che è Brodie Retallick.

Il finale dell’incontro è stato da infarto, con l’Argentina ad insistere poco fuori dai 22 avversari, beneficiaria anche di un paio di falli a favore ma, sotto di quattro punti, obbligata a provare ad andare in meta. Touche, rolling maul, fallo nero.Di nuovo touche, scocca l’80’, un’altra rolling maul, padroni di casa a pochissimo dal bersaglio, ma difesa sontuosa della Nuova Zelanda, tournover, fischio finale, 16-20.

Nota a margine: tra il pubblico, t-shirt e piumini, quindi, che temperatura c’è a Buenos Aires in pieno inverno?!

Altra nota a margine: auguro una brillante carriera e tante inquadrature al numero 23 ed esordiente All Black Braydon Ennor, che darà grandi soddisfazioni agli occhi di tutte le signore!

Devi sapere che puoi vincere. Devi pensare che puoi vincere. Devi sentire che puoi vincere.
(Sugar Ray Leonard)

P.S. Queste mie righe sono pubblicate anche sul sito dei Pirati del rugby. È proprio dei Pirati la bella immagine principale.

RWC 2019: di gadget introvabili, corteggiamento ed innamoramento

In questi giorni è successa una cosa che mi ha stupita molto. Una mia amica è appena stata in Giappone per lavoro, ha toccato tre città diverse e, seppur non a spasso da turista, non si è fatta mancare qualche passeggiata in vie di negozi ed alcune attrazioni turistiche, oltre che l’obbligato passaggio a/r in aeroporto ed anche due stazioni del super-treno, ma non è riuscita a trovarmi neppure un gadget della RWC, che le avevo chiesto come regalino: “guarda, mi dispiace, ma dei mondiali di rugby proprio non ho visto traccia!”.

Ma come? A due mesi e 24 giorni (come ricordato dal bel sito internet della manifestazione) dal calcio d’inizio della RWC 2019, nel Paese che la ospita si fatica a trovare gadget e souvenir a tema? Verissimo che il Giappone non è il Regno Unito, dove si trovava il merchandising di England 2015 in ogni dove, ma si tratta comunque di un paese che sta investendo moltissimo sul rugby, ha messo su un massimo campionato con grandi sponsor, ha una franchigia da qualche anno in Super Rugby (i Sunwolves), ha stadi di primissimo ordine e poi, insomma, sono giapponesi…! Quindi sanno fare le cose per bene e hanno mezzi per farle, ma ‘sto merchandising, dove sta???

L’Impero del Sol Levante si è affacciato sull’ovale mondiale di alto livello da relativamente poco ed è facile immaginare come ancora il rugby non sia parte delle grandi passioni sportive locali (ma questo nemmeno in Italia e dopo molti più anni, a dire il vero) ma è evidente che hanno deciso di farlo in grande stile: una nazionale all’11° posto nel ranking (l’Italia è al 14°…), i Sunwolves, come detto, in Super Rugby (anche se pare ne usciranno nel giro di un paio d’anni), squadre del massimo campionato con sponsor del calibro di Toyota e affini e impreziosite da giocatori di caratura mondiale che monetizzano cospicuamente il loro viale del tramonto (un esempio su tutti, Dan carter) e, a completamento di questa “manovra d’ingresso”, l’organizzazione del Mondiale di quest’anno. Ma i gadget???

L’affluenza straniera alla RWC non mancherà: molti tifosi coglieranno l’occasione per visitare il Paese (e chi si occupa di turismo lo sa benissimo, avendo creato un sito ad hoc fatto benissimo) ed andarsi a vedere qualche partita, unendo la passione ovale ad un viaggio che spesso si fa una sola volta nella vita. Ma poi, in Giappone, cosa resterà, di questa RWC 2019? (Semi-cit.)

Il papà di un ragazzo delle giovanili Pro Recco Rugby ha commentato su facebook un post sul mio stupore per la mancanza dei gadget dicendo che lui aveva chiesto, allo stesso modo, ad un amico spesso in Giappone per lavoro, una maglia della nazionale nipponica per il figlio, ma che anche la sua richiesta è rimasta insoddisfatta, poiché si è sentito dire che in nessun negozio di articoli sportivi l’amico aveva trovato alcunché di inerente al rugby.

L’innamoramento tra Giappone e rugby è finito prima della prima vacanza insieme? O non è mai scattato, nonostante un corteggiamento di gran lusso?

P.S. Non ho avuto gadget della RWC ma, dal Giappone, ho ricevuto un magnifico magnete con gattino portafortuna, una maschera di bellezza alle alghe, delle caramelle al tè verde ed una spugna per scrub a forma di gatto: tutto assolutamente nipponico!

“Alcune volte vinci. Tutte le altre impari”. (Proverbio giapponese)