Di temporali, Settebello e Championship: un sabato mattina di fine luglio

Mattinata di sabato genovese con tuoni, pioggia a tratti ed un caldo umido da Vietnam monsonico. Accendo la tv mentre faccio colazione e sta per iniziare NZL-RSA, inni inclusi (vittoria senza storia per gli Springboks, ovviamente, che hanno uno degli inni più sensazionali e significativi al mondo!): finirà 16-16, con pareggio degli ospiti sul filo del fischio finale e stadio Nero ammutolito.

Sia All Blacks che Sudafrica saranno nel girone dell’Italia al mondiale, ma facciamo finta di non pensarci! Quello a cui di certo stanno pensando i neozelandesi è l’infortunio alla spalla di Brodie Retallick, miglior seconda linea al mondo ed uno dei giocatori più forti in assoluto tra coloro che calcano i campi del globo.

Intermezzo iridato con uno strepitoso Settebello che, stracciando la Spagna, si laurea campione del mondo di pallanuoto. Faccio finta di non aver espresso mentalmente nessuna considerazione “squisitamente tecnica” sulle inquadrature di esultanza della panchina ad ogni segnatura…! Belli, bravi e Campioni!

Altro intermezzo con spazzolatura dei gatti, trasformati in soffici piumini. Peccato fosse diventata un soffice piumino anche la casa e quindi, mentre il Settebello strapazzava la Spagna, io ero strapazzata dal pelo che cercavo di levare dal pavimento…!

Australia-Argentina, che il fuso orario ha fatto iniziare alle nostre 11.45, parte già bene perché il telecronista è il bravissimo Moreno Molla. Molto bene anche che l’arbitro sia il Kiwi O’Keefe, titolatissimo nella classifica “tecnica” del 6N di qualche mese fa! Sono le due squadre sconfitte nel primo turno di questo Championship ristretto pre-RWC e vincere è importantissimo per entrambe.

L’Australia è in un periodo complicatissimo della sua storia ovale, mentre l’Argentina, storicamente, geograficamente, culturalmente e caratterialmente quanto di più lontano dalle altre tre squadre del Championship, sta seguendo il suo massivo e coraggioso programma di crescita e sviluppo che ancora, per i Pumas, nonostante gli evidenti progressi in campo e il consueto cuore infinito, sta faticando a tradursi in modo sistematico in efficacia, killer instinct e vittorie.

Infatti, oggi hanno vinto i Canguri, con un 16-10 certo non travolgente e convincente ma che basta per mettere in saccoccia ai Pumas la settima sconfitta consecutiva ed una classifica del torneo di soli due punti in due giornate, dopo che una settimana fa avevano perso di misura contro degli All Blacks tutt’altro che in palla.

Due squadre che arriveranno alla Coppa del Mondo con non pochi pensieri e questioni e per le quali l’asticella delle attese punta storicamente verso l’alto, esattamente come la pressione con cui dovranno fare i conti in Giappone.

L’arte di vincere la si impara nelle sconfitte. (Simón Bolívar)

P.s. Per altri contenuti sulla giornata di Championship, tra cui alcuni provenienti direttamente da Downunder, vi rimando al sito dei Pirati del Rugby!

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ARG-NZL, o l’arte di vincere anche quando sembra che perderai.

Nell’anno della RWC e a meno di due mesi dal fischio d’inizio della rassegna iridata in Giappone, il Rugby Championship (fu Tri Nations) mette in scena i migliori tra i test match pre-mondiale.

Ieri sera mi sono guardata, dopo una giornata al mare, Argentina-Nuova Zelanda, da Buenos Aires e in diretta alle nostre 20.05: niente mattino presto nè altri orari poco agevoli! È finita 20-16 per i Tuttineri: “tanto per cambiare!” si potrebbe dire, visto che si è trattata della vittoria numero 28 dei Kiwi su 29 incontri tra le due squadre (e l’altro è un datato pareggio). In realtà, non è stato proprio così palese, questa volta, il risultato.

All Blacks in piena sperimentazione pre-RWC ma con comunque in campo alcuni giocatori di massimo calibro e gli altri con il coltello tra i denti per conquistarsi la maglia nera iridata. Argentina di grande sostanza, cuore infinito, budella da vendere e qualità in continua crescita, a testimoniare un progetto di ampio respiro ed enorme peso che sta dando i suoi frutti (citofonare Jaguares per ulteriori informazioni).

La partita degli inni l’hanno stravinta i biancocelesti: “God Defend New Zealand” non è male ma è un tipico inno di impronta anglosassone, con Dio che deve difendere il paese dopo aver salvato la regina, mentre l’inno argentino, solenne, ritmato e cantato sempre con le lacrime appese dai giocatori inquadrati, fa salire l’emozione a chiunque.

Bella la “Ka Mate” degli All Blacks, esplosione, come sempre, di orgoglio, appartenenza, grinta ed anche quadricipiti.

La Nuova Zelanda non ha giocato bene e ha sbagliato molto più del solito, l’Argentina ha sbagliato meno e giocato meglio, ma ha vinto la prima. Perché?

Perché sono i più forti: anche in formazione in parte sperimentale e sul campo di una squadra ottima, motivata e in palla, le impressionanti individualità e la capacità di approfittare di ogni incertezza avversaria, insieme ad una difesa mostruosa anche nei momenti più difficili, hanno colorato la vittoria di nero.

Un po’ di partite di rugby le ho viste in vita mia, dalla C2 alla Coppa del Mondo, ma una meta su intercetto a centrocampo di un cammellone di seconda linea ancora non l’avevo vista o, perlomeno, non ne ho memoria: ora questa mia lacuna è stata colmata da quella sorta di alieno vestito di nero che è Brodie Retallick.

Il finale dell’incontro è stato da infarto, con l’Argentina ad insistere poco fuori dai 22 avversari, beneficiaria anche di un paio di falli a favore ma, sotto di quattro punti, obbligata a provare ad andare in meta. Touche, rolling maul, fallo nero.Di nuovo touche, scocca l’80’, un’altra rolling maul, padroni di casa a pochissimo dal bersaglio, ma difesa sontuosa della Nuova Zelanda, tournover, fischio finale, 16-20.

Nota a margine: tra il pubblico, t-shirt e piumini, quindi, che temperatura c’è a Buenos Aires in pieno inverno?!

Altra nota a margine: auguro una brillante carriera e tante inquadrature al numero 23 ed esordiente All Black Braydon Ennor, che darà grandi soddisfazioni agli occhi di tutte le signore!

Devi sapere che puoi vincere. Devi pensare che puoi vincere. Devi sentire che puoi vincere.
(Sugar Ray Leonard)

P.S. Queste mie righe sono pubblicate anche sul sito dei Pirati del rugby. È proprio dei Pirati la bella immagine principale.