Di amore, rugby, sabotatori, treni e Grinch

Anche oggi l’ispirazione per qualche riga mi è arrivata leggendo “Il Nero e il rugby” e, più precisamente, questo articolo . Perchè mi ha tanto colpito?

Per due motivi: perchè trovo che il Nero abbia azzeccato in pieno toni, spunti e contenuti ma, soprattutto, perchè è stato quasi un’illuminazione il trovare una parola ed un concetto che mi sento addosso come una tuta di nylon. Cito liberamente: “Perchè chi scrive di questi dati, di queste evoluzioni negative del nostro sport in Italia, non è un “pessimista” o un disfattista, non è un “sabotatore”: è solo realista. Il sabotatore del rugby italiano non è chi mette in guardia dal declino del nostro rugby, ma chi fa finta che i dati di cui sopra ed i cento altri che purtroppo abbiamo in saccoccia, non esistano”.

Ecco, eureka! Amo così tanto il rugby e così tanto vorrei vedere quello italiano, il mio, il nostro, gestito meglio, che “oso” dirlo e, per questo, passo per SABOTATRICE. Sabotatrice per passione e attaccamento, così come per obiettività e realismo: sono esattamente io, e non sono il Grinch!

Adesso mi sento meno “sbagliata” pensando a quanto, da sempre, mi fanno arrabbiare gli infiniti “bravi ragazzi, va bene lo stesso!” e simili che contornano le sconfitte, onorevoli o meno, della Nazionale. Sia chiaro: non perchè vadano presi a parolacce quelli che ci mettono la faccia e prendono botte in campo ma perchè, dietro, c’è un modo di pensare che ha fatto più danni della guerra al nostro rugby, perchè no, non va “bene lo stesso” se, dopo vent’anni di 6N e tutto il resto, stiamo come stiamo.

Anche questo atteggiamento, come il mio da “sabotatrice”, è sicuramente un’espressione di amore e passione, perchè solo così si spiega l’infinita pazienza, con una discreta punta di masochismo, degli appassionati del rugby italico. Altrettanto sicuramente, tutto questo è stato, negli anni, sfruttato a mani basse da chi, invece, avrebbe dovuto essere obiettivo ed intervenire per fare le cose meglio e non cavalcare, sbagliando sapendo benissimo di farlo, i “bravi, va bene lo stesso” dei tifosi innamorati.

Non è bello avere il cuore a forma ovale e sentirsi quasi additare da qualcuno come nemico di quel che tanto si ama, doppiamente se accade proprio perchè si vorrebbe vedere l’amata passione trattata bene, gli errori corretti, il sistema funzionare, i risultati arrivare, perchè si vorrebbe riuscire a far capire a chi guida il treno che la passione e la pazienza di chi tiene in vita il rugby italiano non sono da considerare una scocciatura, ma un immenso tesoro, così come la voglia di tirare fuori i problemi perchè possano essere risolti, senza che questo passi per reato di lesa maestà.

Negli ultimi giorni, i sassi sui binari dell’italico rugby non sono mancati e a metterli lì non sono certamente stati i “sabotatori” realisti: questi ultimi li hanno “solo” visti o, forse, semplicemente, non hanno fatto finta di non vederli. In troppi, nelle carrozze di testa, paiono non aver ancora capito che, se quelle di coda non avessero retto fino ad ora, il treno sarebbe già da un bel po’ sul fondo di un burrone o schiantato contro un muro, prima classe inclusa. Anzi, prima classe… per prima!

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